Boffalora, Nebbiolo delle Alpi.
L’azienda e quindi, in un certo senso, la linea dei vini, si chiama Boffalora, nome che viene così commentato dal produttore Giuseppe Guglielmo (nome e cognome): “L'azienda è nata nel 2002. Il nome “Boffalora” nasce dal toponimo di una delle vigne principali dell’azienda e richiama il soffiare del vento: in Valtellina i venti si chiamano Breva e Tivano, di giorno dal lago di Como sale la Breva e di notte in senso opposto scende il Tivano”. Quindi “Boffalora” sta per “boffa” (soffia) “l’ora” (nome del vento, in generale nel nord Italia, che a una certa ora sale da sud come accade alla vera e propria “Ora del Garda”). I vini del Beppe (così viene chiamato in Valle) sono 4 + 1 e hanno tutti dei nomi particolari: i quattro rossi in fotografia, a base Nebbiolo (delle Alpi), più, dal 2021 un rosato in anfora che si chiama Anforosa (crasi molto interessante dal punto di vista semantico). Ma vediamo i nomi in dettaglio: Pietrisco, il top di gamma, immaginiamo che il nome derivi dal tipo di terreno dove viene coltivata la vigna, che in etichetta mostra un antico papiro commerciale della zona; Umo, che sembra derivare da “Uomo” (nobile incontro tra Uomo e Natura, dice il produttore); Runco de Onego, che nasce da una citazione in latino: “Noi, Garaldo e Grima vendiamo la vigna in loco et fundo Andevenno a locus ubi dicitur Runco de Onego…” (da Codice Diplomatico Longobardo, A.D. 1035); la Sàsa, Riserva da vendemmia tardiva a 700mt. S.l.m. Nell’ordine, in queste ultime tre arcaiche etichette, vediamo, un tavolo con calice e bottiglia con lo sfondo del paesello, uno scarabocchio che riproduce una faccia cherubina e un viso triste ma vendemmiante. Scelte a volte bizzarre da parte di un vignaiolo vero e sincero come i vini che produce.