Verdicchio dei Castelli di Jesi, Garofoli.
Il nome di questa Doc, cioè di questo vitigno, è tra i più lunghi e articolati in assoluto. Verdicchio è il tipo di uva e “dei Castelli di Jesi” la collocazione geografica. In pratica sulle colline antistanti il mare, nelle Marche, in provincia di Ancona. Lungo nome di vitigno e… nessun nome per il vino. Si tratta del prodotto “base” della gamma, per cui non si è ritenuto necessario caratterizzarlo con un nome proprio. Di fatto si nota, alla base dell’etichetta, il nome dell’azienda, Garofoli, molto famosa nelle Marche e anche nel mondo, con una storia famigliare encomiabile. Ma torniamo al packaging: questo vino non ha un nome ma si presenta subito bene con l’immagine. Un cerchio, una luna o un sole, caratterizzato da un inchiostro dorato in rilievo. Una sfera per l’esattezza. Divisa in due metà, dove la trama passa da positiva e negativa: dove vi sono dei buchi, dall’altra parte vediamo dei tratti. Lo stile è quello dell’arte contemporanea. La percezione è di qualcosa di forte, univoco, impattante, memorabile. E anche di qualità: certo, oggi queste etichette tecnologiche hanno ottimizzato i costi e servono per farsi notare ed apprezzare con cromìe e trame grafiche ad effetto e di spessore (concettuale oltre che di inchiostro). Sempre in oro la dicitura “Doc Classico”. E sotto al nome dell’azienda (e di famiglia) l’opportuna precisazione “Casa fondata nel 1901”, un valore che non molte aziende sono in grado di poter affermare.
























