Melon à Queue Rouge, Philippe Chatillon.
Ecco l’esempio di un grande vino (di un produttore qualitativo di nicchia) vestito con una etichetta improbabile e fuori luogo. Ma vediamo perché. Innanzitutto una curiosità: il vitigno che compone questo vino al 100% è uno strettissimo parente dell’universalmente noto Chardonnay. Il suo nome (del vitigno) è davvero poco conosciuto, Melon à Queue Rouge, soprattutto perché di vigne con queste uve ne esistono davvero poche e sono tutte concentrate in una micro-regione della Francia che si chiama Jura. La traduzione sarebbe “Melòn con la Coda Rossa”, avendo questa uva là caratteristica di colorare di rossiccio il raspo che regge il grappolo (un po’ come il nostro Refosco dal Peduncolo Rosso). Nella grafica a strisce che caratterizza l’etichetta vediamo infatti la Aoc (sigla francese che corrisponde alla nostra Doc) della regione Jura. Alla destra di queste due (scomode) scritte poste in verticale vediamo un sole messicano (i colori suggeriscono uno scenario di sabbia e cactus) dal quale si irradia un ventaglio di colori. Alla base del packaging il nome del produttore su fondo nero. Perché il tutto ci sembra “fuori luogo”? Perché la regione dello Jura è molto tradizionalista, cultura contadina di un tempo, ambiente rurale. In questa etichetta emerge fin troppo una vèrve carioca che nulla ha a che fare con la tradizione del vino, in generale, e zero agganci con il mondo vitivinicolo delle campagne francesi. Parere soggettivo, intendiamoci. L’impronta, insomma, è fin troppo giocosa, laddove dentro la bottiglia troviamo invece un prodotto molto serio e molto qualitativo.
