La Mossa Giusta di un’Etichetta Classica


Espression Initiale, Champagne, Gonet Sulcova.

Una famiglia che produce Champagne da 4 generazioni. 20 ettari quasi tutti a Chardonnay. E fin qui niente di nuovo perché nei dintorni di Epernay di storie come questa ce ne sono molte. Ma qui c’è una particolarità: la moglie dell’attuale erede dell’attività è una pregevole artista del disegno a mano libera. In tempi di AI questo rimane un pregio non da poco. Di fatto questa etichetta l’ha disegnata la signora Davy Sulcova che, come si evince anche dal logo aziendale, condivide col marito anche l’azienda, oltre al matrimonio. Lo stile è un classico per lo Champagne: una dama con vestito lungo da sera in una mano regge un calice spumeggiante e con l’altra accarezza la “G” iniziale del marchio (per esteso Gonet Sulcova, sintetizzato con le lettere “GS” nella parte centrale della bottiglia). I caratteri di scrittura e alcuni particolari sono in inchiostro dorato e in rilievo. Ma è il gesto dell’illustrazione che fornisce uno spirito particolare al packaging. La grazia con la quale la figura femminile (che viene lasciata e scontorno libero per sembrare più realistica) rende omaggio ai cognomi della Maison trasmette fiducia, eleganza, cura, pregio, qualità e tradizione in una mossa sola. 

Un Commerciale con un Incedere Intellettuale



Falanghina Campania, Dacastello.

In questo caso non abbiamo un produttore vero e proprio, piuttosto un’azienda con solide basi commerciali che decide di selezionare e proporre vitigni e vini di viticoltori diversi, sparsi in tutta Italia. Ci saremmo aspettati dinamiche di comunicazione affrettate, tipiche dello spietato mondo commerciale, e invece scopriamo la volontà di fare le cose (e dirle) bene. Ad esempio la spiegazione dell’origine del nome “Falanghina” (il vitigno che in questa etichetta fa anche da nome) che troviamo nel sito ben argomentato della famiglia titolare dell’attivitò: “La Falanghina raggiunse le coste dell’Italia meridionale all’epoca della Magna Grecia. I mercanti romani la denominarono phalange, letteralmente legata al palo, in riferimento al sistema di coltivazione della vite”. Cosa dire, inoltre, di questo packaging che abbiamo preso come esempio nell’ampia gamma dell’azienda? E’ fresco, solare, armonioso, sia pure nella sua semplicità. Inchiostri che danno rilievo, oro al posto giusto, stile giovane e spigliato, grande evidenza cromatica e semantica al vitigno e alla regione di provenienza del vino. Bello anche il logo “coronato” che fa da complemento al nome aziendale. Elementi corretti e ben disposti.

Santa Venere e Buonissima Calabria


Giorgia, Moscato, Akra (Tenuta Santa Venere).

Finalmente un produttore di vino che nel proprio sito internet racconta con competenza e passione il nome della propria azienda. E lo fa così bene che a noi non resta che riportare le sue esatte parole: “Akra (dal greco antico sommità, vetta) indica il punto più alto di un luogo, la parte più elevata di una città, ma anche il suo centro pulsante di vita. Si pensi alle acropoli greche akros (ἄalto), polis (città), che dalla posizione sopraelevata assolvevano al ruolo difensivo, religioso e politico. La vetta abbraccia con uno sguardo ampio l’orizzonte. La vetta è simbolicamente più vicina alla spiritualità e alla trascendenza. La vetta richiede radici più profonde. Akra è anche il nome antico della città di Acri: quattro lettere che indicano, con la brevità e la forza tipica della lingua greca classica, non solo la collocazione geografica del luogo, ma anche le caratteristiche territoriali e i suoi tratti distintivi. Ecco allora che l’etimologia di una parola diventa “etimologia di un luogo” e il suono si fa forma”. L’anima di questa azienda calabrese è Sindy Galasso, rientrata da una precedente attività in ambito finanziario a Londra, per valorizzare quello che di buono sa donare la Calabria (siamo nella zona di Castrovillari (Cosenza), ai piedi del Parco del Pollino). E poi c’è il nome del vino, “Giorgia”, e la sua etichetta molto elegante. Vediamo una figura di donna, sognante, con una rosa in mano. I tratti sono in parte in oro, lo stile molto originale, semplice ma completo, solare, emozionante. Lei è Giorgia e anche qui, nella spiegazione fornita dalla titolare, si deve risalire al greco. Il nome significa “colei che lavora la terra”. La bottiglia parla, racconta di storia e territorio e lo fa con una grazia che ammalia e che invita all’assaggio. Ancora una conferma per il favoloso mondo (italico) del vino: angoli di storia, di cultura e passione in ogni regione.

Lamponi su Tramonto Rosa Antico


Grotta dei Lamponi, Nerello Mascalese, Serafica.

Il nome aziendale non è un aggettivo femminile, sia pure molto bello: si tratta del cognome della famiglia che dal 1950 ha intrapreso la produzione di vini (e di olio) a Nicolosi, frazione Mompilieri, provenienti da uve del versante sud dell’Etna. Quello esposto verso il mare, dicono, con maggiori velleità minerali. A parte le fini disquisizioni sull’esposizione e sulla composizione del terreno che da queste parti hanno acquisito valenza quasi scientifica, siamo in un territorio sicuramente interessante, in questo caso, oltre che per Etna Bianco ed Etna Rosso anche per questo outsider “Etna Rosato”. Il colore del vino è meraviglioso e si sposa perfettamente con le cromìe dell’etichetta, un insieme di strati, di pennellate, che vanno dall’azzurro del mare al calore/colore di un tramonto. Detto fatto il nome del produttore possiamo passare al nome del vino, grazie anche al commento che troviamo nel sito internet: “Origine del nome: l’Etna è ricchissima di grotte vulcaniche, piene di meraviglie e spettacolari gallerie. Grotta dei Lamponi (chiamata così per la presenza degli omonimi frutti di bosco trovati all’ingresso) dà oggi il nome al nostro vino rosa Etna DOC, restituendo il significato dell’unicità del territorio e il senso di un’esperienza unica”. Niente di originalissimo, ma guarda caso leggere “lamponi” rafforza nella mente il colore carminio e tutto si materializza nel pensiero ancora prima rispetto al calice. L’etichetta si manifesta nel suo complesso con modernità, anche per la proposta non così scontata di un rosato in terre di rossi eleganti e bianchi espressivi. Vino da pesce. O da quello che vi va. Il tramonto è compreso nel prezzo (che non è certo modesto).


Il Valore dei Nomi (e dei Cognomi)


Cinquenta y Cinco, Pinot Noir, Bodega Chacra.

E quindi Chacra non è il nome di questo vino (sarebbe stato bello) anche se in etichetta viene scritto con le lettere più grandi e in alto. E’ il nome del produttore, Bodega Chacra (e allora perché non scrivere per intero il nome dell’azienda?). Bando alle polemiche, vediamo subito cosa si intende per “Chacra” secondo la letteratura prevalente: “Chakra (con la “k”, in sanscrito “ruota” o “cerchio”) è un concetto proveniente dalle tradizioni spirituali e filosofiche induiste e buddiste, in particolare dallo yoga e dall’Ayurveda. Indica i centri energetici del corpo sottile (non fisico) attraverso cui scorre il prana (energia vitale). Sono concepiti come vortici o ruote di energia disposti lungo la colonna vertebrale”. Tornando agli elementi del packaging vediamo che viene affermato in modo abbastanza chiaro che il vino viene dalla Patagonia, il suo nome è “Cinquenta y Cinco” (il nome deriva dalla datazione dei vigneti, piantati nel 1955, coltivati con metodi biodinamici e biologici su terreno ghiaioso), viene prodotto con uve Pinot Noir e, sorpresa, alla base dell’etichetta leggiamo “Eleve et produit par Piero Incisa della Rocchetta” (in francese, mica in spagnolo, anche se come territorio siamo in Argentina). Piero Incisa della Rocchetta è uno dei membri della nobile famiglia titolare della nota Tenuta San Guido (Sassicaia): ha fondato la Bodega Chacra nel 2004 nel Rio Negro, Patagonia, trovando un luogo ideale per il Pinot Nero. Che bella storia. Che etichetta pulita e lineare. Che internazionalità: concetto orientale, vigne argentine, vitigno francese, proprietà italiana. E il prezzo? Elevato.

Un Riesling Davvero Avvolgente


Marea, Riesling Renano, Barberani.

Davvero originale questa etichetta per un Riesling inaspettato in terra umbra (infatti il vino è “registrato” come Umbria Igt). Si tratta di una illlustrazione che vede protagonisti una donna (piuttosto svestita) e un polpo, insomma una piovra. Ma vediamo, prima di una attenta analisi, cosa scrive il produttore riguardo al vino: “Il Riesling è una delle varietà di uva più affascinanti ed intriganti al mondo. Nostro nonno Vittorio Barberani ne fu attratto al punto da piantare antiche varietà di Riesling Renano sul Lago di Corbara. Le caratteristiche uniche di questo straordinario vitigno si esaltano coltivandolo in un suolo di argilla marnosa, con origine eocenica, ricca di fossili marini. È allevato ad alberello, la forma prediletta dei migliori riesling, per esaltarne l’intensità e trasmettere a pieno il carattere marino dei suoli nei frutti. Il clima unico della valle del Tevere dona notevoli moti ventosi, umidità mattutina ed una grande escursione termica tra giorno e notte che riescono ad esaltarne la concentrazione aromatica. Marea è affinato in fusti di legno di rovere francese con tostatura delicata per un anno e per tre anni in bottiglia”. Commento tecnico-storico che non fa una piega. Di pieghe ne fanno tante, invece, i tentacoli del polpo che caratterizzano l’etichetta: certo che uno sfondo sessuale c’è. Diciamo che si percepisce, laddove i tentacoli avvinghiano la donna quasi come fa il vino con la mente dell’uomo. Lo stile? Art decò. La provocazione? Forte.

Un Tuffo Dove l’Acqua è Più Azzurra


Rocambolé, Grillo, Cusumano.


Fondata da Alberto e Diego Cusumano nel 2001 a Partinico dove ha sede, questa azienda siciliana produce vini eleganti e identitari in cinque diverse tenute. Il nome di questo vino ricorda l’aggettivo “rocambolesco”. Il vitigno è il Grillo e l’etichetta si presenta davvero in modo originale. Nella parte centrale infatti, vediamo una figura umana che potrebbe essere un acrobata così come un ragazzo che si tuffa in uno specchio d’acqua. L’effetto è assicurato. Nel senso del potenziale per attirare l’attenzione. Molto bello anche l’effetto cromatico, dove un fondo azzurro viene inciso da tratti d’orati, anzi, ramati. In alto il nome del vino che esattamente è “Rocambolé”, e in basso il nome della cantina. E in caratteri più piccoli “Sicilia Doc”. E’ un’etichetta semplice, ma di grande impatto. Tra l’altro si tratta di un vino di “bassa gamma”, che l’azienda veicola principalmente nella GDO come Esselunga. Questo significa che in ogni caso, ogni tipologia di vino, merita di essere valorizzata con etichette di spessore creativo e concettuale. E anche con tecnologie di stampa che utilizzano tecniche avanzate e inchiostri particolari. L’attenzione per la vestizione di una bottiglia di vino, si trasforma subito in attenzione da parte del potenziale consumatore. Ed è proprio questo che consente di chiudere il cerchio.