Chiaretto di Bardolino, Giulio Pasotti.
Questo vino veneto, rosato, tipico della zona lacustre del Garda è letteralmente firmato da un tale Giulio Pasotti. Poco visibile, in oro, sulla base arancione dell’alberello di vite, si legge il nome e cognome in questione. Non sappiamo se veramente esiste un signor Giulio Pasotti o se si tratta di una operazione di “branding nomeico”. Poco importa per la nostra analisi di questa etichetta. Certo importerebbe per la fiducia da riporre nel produttore. Ma andiamo con ordine. Cosa dice il disciplinare a proposito di questo chiaretto DOC? Ci viene in aiuto la AI che scova in rete questa definizione: “Il disciplinare del Bardolino Chiaretto DOC definisce le uve (principalmente Corvina, Corvinone, Rondinella), la tecnica di vinificazione "in rosa" (breve macerazione delle bucce), le caratteristiche organolettiche (colore rosato, profumi di frutti rossi, gusto fresco) e le specifiche di produzione, con un'entrata in vigore recente (2021)… È un vino leggero, fresco, versatile negli abbinamenti, con un grado alcolico minimo e un affinamento in acciaio, ideale da bere giovane”. Bene, Appreso il contenuto della bottiglia, vediamo in che modo comunica la sua etichetta. Grande importanza, in alto e in grande, alla DOC con una definizione insolita: infatti dire “Chiaretto di Bardolino” è una modalità più descrittiva, e anche originale, per dire “Bardolino Chiaretto” (la dizione legale). Segue una scritta “DOC” fin troppo vistosa. E poi il pezzo forte al centro: un disegno molto bello, in arancione con particolari in oro, di una vite, per l’esattezza di un tralcio “alberato” con molti grappoli maturi pendenti. Alla base, come già detto, un tassello compatto a rappresentare il terreno. Si tratta di un esempio di etichetta valorizzante, sia pure per un vino mass market. E questo funziona.
