Tutto il Mondo (o Quasi) Conosce Joe


Joe’s, Friuli Rosso, Azienda Agricola Bastianich.

La storia personale e famigliare di Joe Bastianich è sufficiente per delineare una specie di auto-testimonianza (il testimonial di se stesso, insomma) da giocarsi anche nel mondo del vino. L’azienda, fondata con la madre nel 1997, propone tra gli altri, un vino “base”, Friuli Doc, sia rosso che bianco. Qui raffigurato il rosso, principalmente prodotto con uve Refosco dal Peduncolo Rosso e Merlot. Un ritorno alle origini per la famiglia Bastianich, dopo le ampie esperienze di successo, nella ristorazione, in molte zone degli Stati Uniti e non solo. Vino dunque, di prezzo molto accessibile, con il noto nome di battesimo di Joe a campeggiare a tutto spazio sull’etichetta. E lo fa in modo tecnicamente originale, lasciando la “J” iniziale nello spazio vuoto sul vetro della bottiglia. In realtà l’etichetta è un’unica pellicola, trasparente si erge sagomata la “J” in oggetto. L’effetto è moderno, impattante, memorabile. A una prima occhiata però l’0cchio è portato a leggere “oe’s” e solo in un secondo momento ci si accorge della presenta della grande “J”. Ma è solo un attimo. Per il resto in basso a destra leggiamo il noto cognome e a metà sulla sinistra le diciture di legge. Il lavoro di marketing è già fatto. Compiuto. E i programmi televisivi aiutano.

Tradizioni Siciliane con Eleganza e Lucidità


Cardilla, Catarratto (Lucido), Cantine Pellegrino 1880.

Il biotipo “Lucido” del Catarratto è una antica e versatile uva autoctona siciliana. Si tratta di una varietà storicamente selezionata per avere grappoli più spargoli e una maggiore concentrazione aromatica ed eleganza rispetto al Catarratto Comune. Il Catarratto è uno dei vitigni più antichi della Sicilia. Per decenni utilizzato prevalentemente per la produzione della base del Marsala o da taglio, il Catarratto è stato pienamente rivalutato dalle cantine locali in chiave moderna, dimostrando una spiccata attitudine a produrre bianchi freschi, sapidi e di grande bevibilità. Cantine Pellegrino, storica realtà fondata a Marsala nel 1880, produce la linea Cardilla per raccontare la quotidianità di quei luoghi: in alcune aree del trapanese e del palermitano, la “cardilla”, per assonanza, viene associata alla cartedda (o castedda), ossia la tipica cesta di canne intrecciate utilizzata nei vigneti per la vendemmia. Nel contesto del vino delle Cantine Pellegrino, il nome fa riferimento proprio alla dimensione rurale e contadina della Sicilia, evocando i cesti della tradizione agricola. L’etichetta nel suo complesso è lineare, pulita, chiara nell’esposizione degli elementi che la compongono. La grafica è equilibrata e ordinata. Il nome del vitigno in verde segnala tipicamente un vino bianco. Il logo del produttore, alla base, mette in grande evidenza la data di fondazione come elemento orgogliosamente distintivo.

Un Vino Crudele ma Simpatico


Cruel, Terre Lariane Rosso, Tenuta di Valcurone,

Il rilancio della viticoltura eroica nelle colline lecchesi e comasche avviene attraverso vitigni internazionali come il Syrah, il Cabernet e il Merlot. La tradizione di quei luoghi infatti non prevede vitigni autoctoni adatti al terroir e viceversa. Questo “Terre Lariane Rosso” (che nasce da uve coltivate in Brianza, a Montevecchia) si presenta in una veste (esteriore) molto moderna, con un’etichetta che non sembrerebbe nemmeno adatta a una bottiglia di vino. E invece riesce a conquistare l’occhio con simpatia. Con questa scrittura in corsivo “pennellato” che pone in primo piano il nome del vino “Cruel” e la sua spiegazione, a tutto spazio. L’etichetta dice che “…è il nome con il quale il contadino usava indicare il suo  miglior vino”. Curiosa traslitterazione, considerato che questo nome assomiglia molto, per fonetica, a “crudele” che non è propriamente un aggettivo molto positivo. Rispettiamo i dialetti e i modi di dire delle varie micro-regioni italiane e procediamo con l’analisi dell’etichetta. Leggiamo anche “invecchiato in barrique perché ciò che vale merita un’attesa” e quindi in questo caso la menzione è valorizzante e cerca di bilanciare un po’ l’aspetto quasi scherzoso del packaging. Nel complesso si tratta di una proposta giovane, spigliata, che cede a qualche compromesso commerciale ma che conquista con allegria. Da notare la scritta del nome in azzurro-cielo, non un colore classico e quindi ancora poco utilizzato per le etichette dei vini.