Un Vino Rosso Fresco e Sobrio


Fresco di Masi, Corvina e Merlot, Masi.

La cantina Masi Agricola è nota soprattutto per i grandi classici della Valpolicella. Su tutti l’Amarone. Il rosso “Fresco di Masi” rappresenta una svolta nella direzione della contemporaneità e della sostenibilià. È un vino biologico certificato. Le uve vengono raccolte esclusivamente nelle ore più fresche della giornata per preservarne gli aromi aromatici primari. Viene fermentato utilizzando solo lieviti selvaggi (indigeni), non compie alcun passaggio in legno (affina solo in acciaio per mantenere intatta la freschezza) e non viene filtrato prima dell'imbottigliamento. È un blend composto principalmente dall'autoctona Corvina e dal vitigno internazionale Merlot. La gradazione alcolica, 9.5%, viene ottenuta senza subire processi artificiali di dealcolizzazione. Particolare l’etichetta: nell’egida del classico profilo di Masi (stiamo parlando del profilo dell’etichetta), il colore è quasi fucsia, molto attenzionale, il nome originale, l’enfasi tutta sul basso tenore alcolico. Il suo limite risiede nella difficile lettura del numero in questione, che per conseguenze meramente grafiche può essere preso per un 95 invece che per 9,5, rischiando di generare equivoci con altri prodotti che commercializzano alcool puro (cioè il contrario di quanto si vuole sostenere).

Un Vitigno Carico Come un Asino (Anche di Sapore)


Legàmi, Susumaniello Rosato, Frisino.

Questo vino si chiama “Legàmi" (con l’accento sulla “a”) e vuole evocare il profondo legame dell'azienda Frisino con la propria terra d'origine e con le radici familiari. Il vitigno, tipicamente pugliese (l’azienda si trova a Palagiano, in provincia di Taranto), è il Susumaniello (in questo caso lavorato in rosa). Si tratta di un antico vitigno, storicamente diffuso soprattutto nell'area di Brindisi. Il suo nome deriva probabilmente da "somarello" (insomma, il "ciuccio"), perché in gioventù la pianta è incredibilmente produttiva e i tralci di vite sono "carichi come un asino". Nel tempo la produzione è calata drasticamente, sia per l’abbandono di questo vitigno, sia per una volontaria riduzione delle rese in favore della qualità. Oggi il Susumaniello dà vita a rossi strutturati e, come in questo caso, anche a rosati straordinariamente freschi, profumati e di grande personalità. La grafica in etichetta è davvero particolare e si fa notare subito a scaffale. Una illustrazione, molto colorata e molto fantasiosa, rappresenta il volto di una donna, dove si possono notare: un rossetto molto incisivo, un neo e soprattutto una sorta di vegetazione (con un uccellino al centro) come se fosse un allegro cappellino. Anche il colore di fondo dell’etichetta è insolito: un verde pastello che si intona molto con il rosa salmone del vino. Un packaging da notare perché sa farsi notare.

Braccianti Toscani Danteschi e Artimentosi


Mezzo Braccio, Riesling Renano, Tenuta Monteloro.

Innanzitutto diciamo che la Tenuta Monteloro fa parte delle aziende della storica famiglia Marchesi Antinori. Il Mezzo Braccio è una vera e propria chicca nel panorama enologico italiano, soprattutto perché rappresenta una scommessa insolita e coinvolgente: produrre un Riesling Renano nel cuore della Toscana. Quando si pensa alla Toscana, la mente va subito al Sangiovese, al Chianti o ai grandi rossi di Bolgheri. Il Riesling è un vitigno tipico delle zone fredde (come la Germania o l'Alsazia). Antinori ha trovato il microclima perfetto per questa varietà a Fiesole, sulle colline subito alle spalle di Firenze. I vigneti si trovano in una zona appenninica piuttosto alta e ventilata, caratterizzata da forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Questo permette al Riesling di maturare lentamente, preservando la sua tipica e vibrante acidità senza "bruciarsi" sotto il sole toscano. Il significato del nome di questo vino, "Mezzo Braccio", affonda le radici nella storia della mezzadria toscana. Deriva infatti da un'antica unità di misura agraria fiorentina utilizzata in passato nelle zone rurali per indicare i piccoli appezzamenti di terreno (una sottomisura del più noto Braccio Fiorentino). La Tenuta Monteloro si trova in un'area ricca di storia. Si narra che i fitti boschi e i sentieri di questa zona abbiano ispirato Dante Alighieriper l'inizio del viaggio della Divina Commedia. Non a caso, in questa etichetta, al centro, si può notare una illustrazione che propone una sorta di "M" stilizzata, formata dall'intreccio di creature fantastiche (corpo di tritone e ali di drago) che omaggiano proprio l'immaginario dantesco. Stile e storia per un packaging classico ma ben costruito.

Scisto e i Suoi Fratelli


Xisto Ilimitado, Blend di Bianchi, Luis Seabra Vinhos.

Si tratta di un blend di uve autoctone portoghesi tra cui Rabigato, Códega, Gouveio e Viosinho, coltivate su terreni a base di ardesia (in Italia chiamato scisto argilloso) mica e feldspato. La linea Xisto Ilimitado è una delle espressioni più celebrate ed eleganti del terroir del Douro, prodotta dal rinomato enologo portoghese Luis Seabra, con un rapporto qualità-prezzo eccellente, puntando su un intervento minimo in cantina per esaltare l'autenticità del territorio. In questo caso appare evidente che la componente geologica del territorio dove vengono coltivate la uve prende il sopravvento al punto da indurre a “nominare” il vino. “Xisto Ilimitado” è chiaramente un riferimento e un inno a un terreno che non si pone limiti nel donare, attraverso la linfa vitale della vite, sfumature olfattive e gustative al vino. L’etichetta è molto semplice, al limite della linearità. Caratteri di scrittura molto rigorosi (ne consegue un’ottima leggibilità), nome in grande evidenza, in alto il produttore, in basso la provenienza (Douro e Portugal). Packaging tecnico, ci verrebbe da dire. Efficace ma un po’ sterile.

Oro Colato su Etichetta Charmant, Anzi, Charmat


Nerello Mascalese, Spumante Brut, Cantine Madaudo.

Il Nerello Mascalese Brut (qui l’etichetta della versione prodotta con Metodo Charmat) delle Cantine Madaudo è una chicca enologica siciliana davvero interessante, soprattutto per come interpreta un vitigno tipicamente associato ai grandi rossi strutturati dell'Etna. Madaudo, storica realtà messinese con una forte vocazione per la spumantizzazione, propone questa uva in una veste insolita e fresca, principalmente in due linee (una Metodo Martinotti/Charmat più immediata e una prestigiosa versione Metodo Classico). Madaudo coltiva queste uve sui suoli vulcanici della zona settentrionale dell'Etna a circa 600 metri di altitudine. Questa escursione termica e l'origine del suolo regalano alla base spumante una naturale acidità indispensabile per ottenere una bollicina verticale e croccante, mai stucchevole. Si presenta con un packaging davvero prezioso, valorizzante, con un fondo scuro sul quale vengono applicati inchiostri dorati in rilievo. Lo stile delle decorazioni richiama certi temi storici siciliani, tipici dei pupi e delle ceramiche. E’ un vino che non ha nome: in deroga viene evidenziato il vitigno, Nerello Mascalese, certamente  di spicco come notorietà. In alto il logo e il nome del produttore, al centro le varie definizioni di legge. La forma della bottiglia che ricorda quelle del rum, stabilisce originalità a discapito dell’eleganza di strutture più snelle. Voto 7.

Il Rosa dell’Alba, Proprio Vicino ad Alba


Siri, Nebbiolo Rosé, Moscone.

E’ nato prima Siri (il vino) o Siri (il servizio vocale digitale di Apple)? Non lo sappiamo con esattezza. Ma ci piace analizzare questo nome. La spiegazione che fornisce, nel retro-etichetta, il produttore di questo Rosé da Nebbiolo è questa: “Siri” in piemontese, indica la collina che guarda il sorgere del sole. E ci siamo. Storico, culturale, romantico. Per quanto riguarda invece Apple la spiega è più complessa: il nome Siri non è un acronimo inventato da Apple. In realtà, il nome è stato scelto dal suo co-creatore, il norvegese Dag Kittlaus, prima ancora che Apple ne acquistasse la tecnologia. In Norvegia, Siri è un nome proprio di persona (derivato da Sigrid). In norvegese antico significa "bella donna che ti guida verso la vittoria". Kittlaus voleva chiamare così sua figlia e, sebbene alla fine abbia avuto un maschio, è rimasto così legato al nome da decidere di usarlo per il suo assistente virtuale. Il team di sviluppo cercava un nome che fosse corto, facile da pronunciare, facile da scrivere e che non fosse troppo comune nel mondo tech di allora. Quando Apple acquistò la compagnia di Kittlaus nel 2010, Steve Jobs ammise inizialmente di non impazzire per quel nome. Tuttavia, poiché nessuno all'interno di Apple riuscì a trovare un'alternativa migliore o altrettanto incisiva, prima del lancio di iPhone 4S (nel 2011), Jobs decise di mantenerlo. Cosa aggiungere? Qualche considerazione sulla grafica: etichetta totalmente trasparente (enfatizza il colore del vino), caratteri di scrittura originali (ma non troppo leggibili per via della trasparenza), stile moderno in generala (vino da aperitivo “giovane”). Notare che il vetro ha la scritta “Albeisa” in rilievo come tutte le bottiglie prodotte nelle Langhe (siamo in zona Barolo, per intenderci).