Geniale Come una Barbera (Virgolettata)


Genio, Barbera d’Asti, Gianni Doglia.

Eh no, questo vino non si chiama “Genio” perché in qualche modo è geniale. Si chiama così in omaggio a nonno Eugenio, come enunciato con dettaglio e con data, subito sotto al nome del vino. Nonno Eugenio magari è stato anche un genio, ma si tratta di una classica deformazione (sintesi) del nome di battesimo come si usa nei paesi, senza rinunciare anche ai dialetti, ancora oggi. Graficamente viene effettuata una “furbata”: quelle due virgolette rosse vicino al nome non fanno altro che attirare l’attenzione. Opportunamente. Il resto è accademia… della semplicità. Etichetta lineare, con tutte le dizioni di legge e alla base il nome del produttore loghizzato: Gianni Doglia. Un piccolo difetto: il carattere di scrittura del nome aziendale induce, da lontano, a leggere Dogha invece che Doglia. Particolari che non inficiano ma potrebbero infastidire (la memorabilità). Per il resto il vino è di quelli genuini, così descritto nel sito internet del produttore: “Vino avvolgente caldo e rotondo. Frutto di un elegante equilibrio fra una decisa freschezza e un buon corpo. L’uva viene raccolta manualmente in vigneto e depositata con cura in cassette per il trasporto alla cantina, pigiata e messa a fermentare a temperatura controllata con una macerazione di circa 15 giorni. Alla svinatura il vino viene messo ad affinare in piccole botti di legno per circa 18-24 mesi. Il vino così ottenuto viene lasciato riposare per circa 6 mesi in vasca d’acciaio. A questo punto si può procedere all’imbottigliamento. Dopo un ulteriore affinamento in bottiglia di almeno 6 mesi in cantina a una temperatura di 20° C il vino è finalmente pronto per essere bevuto”. Il genio (o l’Eugenio) dalla semplicità. Prosit!