Etichette per Gioco, Vino per Passione


Barbera d’Alba, Oriolo.

Un vino senza nome. Come ce ne sono molti. Qui il nome lo presta l’azienda all’etichetta. Firmando, giustamente, il prodotto alla base del packaging. Alcune osservazioni. Illustrazioni canoniche che richiamano purezza, leggerezza, gioia, giovialità: una Arianna svolazzante con il suo filo rosso, molte farfalle, una coccinella. Un bel messaggio di ampio respiro. E poi quella data (di vendemmia) sfumata ma molto grande, al centro dell’etichetta. Molto particolare il marchio sovrastante al nome aziendale: una casetta (o chiesetta) con finestrelle colorate. La zona? Langhe, Montelupo Albese. In un panorama di etichette molto stereotipate questa almeno si distingue. Forse troppo giocosa e spensierata, ma meglio così che il contrario. La carta è di quelle abbastanza preziose, lo stile delle illustrazioni particolarmente curato. Dettagli che definiscono. Diciamo che per una azienda famigliare, non molto grande, l’operazione di vestizione di questa bottiglia di Barbera d’Alba è andata a buon fine. E aggiungiamo per la cronaca nomeica che il termine oriolo (o oriuolo) ha principalmente due significati: è un sinonimo antico e popolare toscano di orologio, oppure indica l'oriolo, un uccello passeriforme dai colori vivaci (giallo e nero) appartenente alla famiglia degli Oriolidae.