Cinquenta y Cinco, Pinot Noir, Bodega Chacra.
E quindi Chacra non è il nome di questo vino (sarebbe stato bello) anche se in etichetta viene scritto con le lettere più grandi e in alto. E’ il nome del produttore, Bodega Chacra (e allora perché non scrivere per intero il nome dell’azienda?). Bando alle polemiche, vediamo subito cosa si intende per “Chacra” secondo la letteratura prevalente: “Chakra (con la “k”, in sanscrito “ruota” o “cerchio”) è un concetto proveniente dalle tradizioni spirituali e filosofiche induiste e buddiste, in particolare dallo yoga e dall’Ayurveda. Indica i centri energetici del corpo sottile (non fisico) attraverso cui scorre il prana (energia vitale). Sono concepiti come vortici o ruote di energia disposti lungo la colonna vertebrale”. Tornando agli elementi del packaging vediamo che viene affermato in modo abbastanza chiaro che il vino viene dalla Patagonia, il suo nome è “Cinquenta y Cinco” (il nome deriva dalla datazione dei vigneti, piantati nel 1955, coltivati con metodi biodinamici e biologici su terreno ghiaioso), viene prodotto con uve Pinot Noir e, sorpresa, alla base dell’etichetta leggiamo “Eleve et produit par Piero Incisa della Rocchetta” (in francese, mica in spagnolo, anche se come territorio siamo in Argentina). Piero Incisa della Rocchetta è uno dei membri della nobile famiglia titolare della nota Tenuta San Guido (Sassicaia): ha fondato la Bodega Chacra nel 2004 nel Rio Negro, Patagonia, trovando un luogo ideale per il Pinot Nero. Che bella storia. Che etichetta pulita e lineare. Che internazionalità: concetto orientale, vigne argentine, vitigno francese, proprietà italiana. E il prezzo? Elevato.
