Il Diavolo, in Australia, ci Mette la Coda


Devil Made (Pinot Noir), “The Ripper” (Woodside Park).


La celebre frase "Dio ha fatto il Cabernet Sauvignon, il diavolo ha fatto il Pinot Nero", attribuita all'enologo André Tchelistcheff, sottolinea la natura estremamente capricciosa, sensibile e difficile da coltivare di quest'uva. È un vitigno "pignolo" che richiede climi freschi e cura meticolosa, ma capace di produrre vini rossi eleganti, aromatici e complessi. Esistono anche interpretazioni moderne e commerciali del concetto, come il marchio australiano di Adelaide Hills, Devil Made Pinot, che produce Pinot Nero da vigneti sostenibili. Vigneto unico, creato da Jack Tornich che si è concentrato su Pinot Noir e Pinot Gris. Ma vediamo questa etichetta “di rottura”: il nome del vino è anche quello dell’azienda, della linea, del vigneto, tutto. E si ispira chiaramente allo statement con il quale abbiamo iniziato questo articolo. La forza di questo packaging è diabolica. Il diavolo viene graficamente ben rappresentato anche sul collo dalla bottiglia. Il carattere stesso di scrittura è mefistofelico. Al tempo stesso antico e misterioso. Peccato per il tappo a vite che di misterioso ha davvero poco. Ma siamo in Australia, lontano da tradizioni borgognotte. Più precisamente sulla colline vinicole che circondano la città di Adelaide, nella parte meridionale di quell’immenso continente-isola. Però ci piace (l’etichetta).