Il nome aziendale non è un aggettivo femminile, sia pure molto bello: si tratta del cognome della famiglia che dal 1950 ha intrapreso la produzione di vini (e di olio) a Nicolosi, frazione Mompilieri, provenienti da uve del versante sud dell’Etna. Quello esposto verso il mare, dicono, con maggiori velleità minerali. A parte le fini disquisizioni sull’esposizione e sulla composizione del terreno che da queste parti hanno acquisito valenza quasi scientifica, siamo in un territorio sicuramente interessante, in questo caso, oltre che per Etna Bianco ed Etna Rosso anche per questo outsider “Etna Rosato”. Il colore del vino è meraviglioso e si sposa perfettamente con le cromìe dell’etichetta, un insieme di strati, di pennellate, che vanno dall’azzurro del mare al calore/colore di un tramonto. Detto fatto il nome del produttore possiamo passare al nome del vino, grazie anche al commento che troviamo nel sito internet: “Origine del nome: l’Etna è ricchissima di grotte vulcaniche, piene di meraviglie e spettacolari gallerie. Grotta dei Lamponi (chiamata così per la presenza degli omonimi frutti di bosco trovati all’ingresso) dà oggi il nome al nostro vino rosa Etna DOC, restituendo il significato dell’unicità del territorio e il senso di un’esperienza unica”. Niente di originalissimo, ma guarda caso leggere “lamponi” rafforza nella mente il colore carminio e tutto si materializza nel pensiero ancora prima rispetto al calice. L’etichetta si manifesta nel suo complesso con modernità, anche per la proposta non così scontata di un rosato in terre di rossi eleganti e bianchi espressivi. Vino da pesce. O da quello che vi va. Il tramonto è compreso nel prezzo (che non è certo modesto).
