E’ nato prima Siri (il vino) o Siri (il servizio vocale digitale di Apple)? Non lo sappiamo con esattezza. Ma ci piace analizzare questo nome. La spiegazione che fornisce, nel retro-etichetta, il produttore di questo Rosé da Nebbiolo è questa: “Siri” in piemontese, indica la collina che guarda il sorgere del sole. E ci siamo. Storico, culturale, romantico. Per quanto riguarda invece Apple la spiega è più complessa: il nome Siri non è un acronimo inventato da Apple. In realtà, il nome è stato scelto dal suo co-creatore, il norvegese Dag Kittlaus, prima ancora che Apple ne acquistasse la tecnologia. In Norvegia, Siri è un nome proprio di persona (derivato da Sigrid). In norvegese antico significa "bella donna che ti guida verso la vittoria". Kittlaus voleva chiamare così sua figlia e, sebbene alla fine abbia avuto un maschio, è rimasto così legato al nome da decidere di usarlo per il suo assistente virtuale. Il team di sviluppo cercava un nome che fosse corto, facile da pronunciare, facile da scrivere e che non fosse troppo comune nel mondo tech di allora. Quando Apple acquistò la compagnia di Kittlaus nel 2010, Steve Jobs ammise inizialmente di non impazzire per quel nome. Tuttavia, poiché nessuno all'interno di Apple riuscì a trovare un'alternativa migliore o altrettanto incisiva, prima del lancio di iPhone 4S (nel 2011), Jobs decise di mantenerlo. Cosa aggiungere? Qualche considerazione sulla grafica: etichetta totalmente trasparente (enfatizza il colore del vino), caratteri di scrittura originali (ma non troppo leggibili per via della trasparenza), stile moderno in generala (vino da aperitivo “giovane”). Notare che il vetro ha la scritta “Albeisa” in rilievo come tutte le bottiglie prodotte nelle Langhe (siamo in zona Barolo, per intenderci).
