Un Nome che Significa Vergogna

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Lo Scorno, Rosso di Montalcino, 
San Filippo.

Perché chiamare un vino "Lo Scorno"? Non è una domanda retorica, è tecnica. Questo blog spesso filosofeggia ma alla fine riconduce sempre a questioni tecniche. Ed ecco, quindi, che tecnicamente questo nome non è una buona idea. Il perché è abbastanza evidente, ma analizziamolo con l'aiuto di chi si occupa della lingua italiana a livello formale. Poi faremo anche valutazioni filosofico-ludiche. Dunque, di primo acchito, ricerca che può fare chiunque rapidamente, il dizionario on-line di Google alla voce "scorno" dice: "Sostantivo maschile - Cocente umiliazione della propria vanità e presunzione in conseguenza di uno smacco. Origine der. di scornare". Vediamo il parere tecnico di Treccani: "Scòrno s. m. (der. di scornare). Senso di umiliazione e di vergogna, spesso accompagnato da beffa o dal ridicolo, provocato dal fatto di non essere riusciti in un intento, o dall’essere stati facilmente superati o sconfitti da altri: subire uno s.; con suo grave s. ha perso la causa che mi aveva intentato; è stato un grosso s. per lui vedersi anteposto il suo odiato avversario; "Addorno d’intagli sì, che non pur Policleto, ma la natura lì avrebbe scorno." (Dante); "Mai non potrebbe il pianto adeguarsi al tuo danno ed allo scorno." (Leopardi)." E per quanto riguarda il dialetto napoletano? L'accezione partenopea "metterse scuorno" a volte coniugata all’imperativo "miéttete scuorno!" sarebbe come dire "vergognarsi". Non parliamo inoltre del possibile accostamento con le corna. A questo punto è facile concludere dicendo che nessun tipo di storytelling o di toponomastica o di storia (cog)nomeica famigliare può giustificare, eventualmente, l'adozione di un nome come questo. Tecnicamente e filosoficamente parlando.