Dal Cuore della Sicilia la Passione per la Terra

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Perricone del Core, Feudo Montoni.

Apparentemente di semplice realizzazione e di facile interpretazione, questa etichetta nasconde qualche buona intuizione. Si tratta innanzitutto di un vino “bio”. Infatti la filosofia aziendale si basa sul rispetto (anche in senso organizzativo) della natura. Una bella frase, in una delle pagine web del produttore, è perfetta sintesi di tutto il “pensare naturale”: “...un detto siciliano dice: ‘Curri quanto voi che cà ti aspetto... Corri quanto vuoi che qui ti aspetto’. E a volte mi sembra che questo possa essere quello che pensa la Terra osservando il comportamento dell’uomo”. L’uomo corre, si agita, organizza, tramesta, non si quieta... mentre la natura è sempre lì, impassibile, che lo attende al varco. Vino biologico, dicevamo. Ed etichetta “naturale”. In primo luogo la carta, molto bella, goffrata, senso di preziosità e nel contempo di genuinità.
Poi i caratteri di scrittura, arcaici quanto basta per dare una sferzata di storia e tradizione. Lo stemma in alto è accompagnato dalla dicitura “Fondato nel 1469”: giù il cappello, prima della scoperta dell’America! Il nome della tenuta, Feudo Montoni, specifica anche “del Principato di Villanova” (possedimenti aragonesi). E poi il nome del vino, che è un mix tra il nome del vitigno (un autoctono vero, il Perricone) e un nome topografico: “Perricone del Core”, a formare una definizione romantica, ma giustificata da una storia vera: “Core è il nome del cru da cui proviene l’uva. Il nome trae origine da un vigneto da sempre chiamato dai contadini del luogo, Core. In siciliano, “core” significa cuore. Infatti, il vigneto visto dall’alto ha la forma di un grande cuore”. Perfetto, si potrebbe dire accurato e accorato. La ciliegina sulla torta di questo pur semplice packaging si scorge su un lato, dove una scritta in corsivo antico recita: “...per te, Adele, strapperò le spine e pianterò le rose”. Una poetica affermazione da corto circuito mentale (via le spine, avanti le rose, ma anch’esse hanno le spine...) a firma del fondatore, nel 1967. Per finire ecco gli originali nomi degli altri vini della produzione: Nero d’Avola: Vrucara Prephylloxera (prende tale nome poiché è diffusamente presente la vruca, in siciliano è il nome di un cespuglio che spontaneamente cresce intorno al vigneto); Nero d’Avola Lagnusa (che significa “pigra” in siciliano, perché la vigna è poco produttiva); Nerello Mascalese, Rose di Adele; il Grillo (vitigno) della Tampa (irta salita, in dialetto: il vigneto ha pendenze del 70%); il Catarratto del Masso e l’Inzolia dei Fornelli (che non sono quelli della cucina, bensì delle fornaci dove si cuoceva la terracotta).