Merli, Merletti e Merlot.

Branding comunicazione
Merletto, Langhe Rosso, 
Azienda Agricola Chiadò Piat.

Molto semplice questa etichetta. Anche troppo. Un merlo disegnato, un nome, “Merletto”, e qualche altra definizione. Tutto in nero e rosso su fondo bianco (e questo è valido: migliore leggibilità cromatica in assoluto). Ma veniamo alle questioni concettuali. Il merlo, di solito, viene tirato in ballo per la presenza del vitigno Merlot, che si dice si chiami così perché attira il goloso volatile dal manto nero. In questo caso però, nel vino qui preso in esame, di Merlot ce n’è solo uno sparuto 15% (il resto è costituito da Dolcetto e Barbera). Inoltre la dizione “merletto”, invece che risultare un vezzeggiativo del volatile raffigurato in etichetta, riporta ai merletti da ricamo. Curiosa la combinazione tra il vino e il più noto, vecchio, film con i merletti nel titolo: “Arsenico e Vecchi Merletti”. Cosa succede, in breve, nel film? Lo scapolone convinto Mortimer Brewster (Cary Grant), di ritorno a casa dalle ziette Abby e Martha per raccontare del suo recente matrimonio con Elaine, scopre che le due zie “aiutano" co-inquilini e vicini di casa a lasciare questo mondo con un sorriso sulle labbra, offrendo loro del vino di sambuco corretto con un mix di veleni, e seppellendoli quindi in cantina. A parte questa curiosità, etichetta ampiamente ristilizzabile, magari sostituendo il funesto uccellaccio con un solare pappagallo.