Giocando con la Serietà dello Champagne


Champagne Extra Brut, Emmanuel Brochet.

Questo Champagne, prodotto in soli 12000 esemplari, è il frutto di un unico vigneto certificato Premier Cru di circa 2,5 ettari a Villers-aux-Nœuds, nella Montagne de Reims. Piccole produzioni, sapiente gestione dei tre principali vitigni dello Champagne. Ma non è questo che ci interessa, cioè, chiariamo, la qualità del vino è importante, e qui ce n’è molta. Ma quello che ci colpisce e che vogliamo commentare è l’etichetta. Spartana, sì, nella descrizione del prodotto, ma con una illustrazione che fa sognare e divertire. Vediamo un viticoltore-giocoliere che si destreggia facendo roteare in aria 4 bottiglie. Se avete provato a maneggiare una bottiglia di Champagne vi ricorderete che pesano molto. E quindi questo esercizio, sia pure simbolico, acquisisce ancora più rilevanza. Certo, è un gioco, ma che volendo può essere denso di significato. Significa che in questa cantina risiede una maestria particolare. Ad esempio. Oppure che la destrezza con le bottiglie è di fatto una abilità nel più tranquillo “remuage”. Insomma, con molta simpatia, si attira l’attenzione sul prodotto e su chi lo “costruisce”. E poi c’è anche un po’ di coraggio nello sdrammatizzare, quasi sconsacrare, lo Champagne. Fin troppo vestito di sacralità in Francia e nel resto del mondo. Giochiamo anche noi, quindi e prendiamo le bollicine con allegra spensieratezza.

Il Pesce Giusto con lo Champagne (No, non è Questo)


Les Herengs, Champagne, Bonnaire.

Il sito di questo produttore di Champagne con sede a Cramant si chiama “HomoBulla”. Nella prima pagina (entry page per gli addetti ai lavori) infatti campeggia una specie di motto: “L’homme est une bulle”. Se traduciamo alla lettera troviamo “L’uomo è una bolla”, o forse un bullo, chissà. A parte questa curiosità… ce n’è un’altra e riguarda l’etichetta del Blanc de Blanc di questa maison: “Les Herengs”. Proprio così, le aringhe. A quanto pare si tratta del “lieu dit”, il luogo dove si trovano le vigne che allevano i grappoli di Chardonnay che danno vita a questo vino. Aringhe che vengono rese protagoniste, anche come contenuto grafico, sull’etichetta. Ma come ci sono arrivati lì questi due pesci? Forse una reminiscenza del passato, quando, si dice, nella regione dello Champagne c’era il mare. Forse si tratta di un suggerimento di consumo, più in generale con il pesce o altri animaletti marini, certo che le aringhe, uno dei pesci più economici del mercato, poco si legano a uno dei vini, invece, più costosi. Ma insomma, invece che ostriche e Champagne, per una volta si potrebbero provare le aringhe. Affumicate? Sotto sale? In guazzetto? Mai sentito un accostamento simile ma di sicuro qualche chef moderno e alternativo potrebbe tentare qualcosa di interessante. Nel frattempo ci gustiamo questa etichetta che a parte le aringhe è ben realizzata, su carta preziosa e con particolari di stampa valorizzanti.

Un Whisky Forte e Gentile, ma Anche Malandrino


Liquid Treasures, Single Malt Scotch Whisky. Bruichladdich Distillery.

L’etichetta di questa bottiglia di whisky è molto particolare. Si tratta di una edizione speciale che la distilleria Bruichladdich ha prodotto in soli 168 esemplari. La distilleria si trova nella celebre isola di Islay, a nord dell’Irlanda e a Ovest di Glasgow, dove si concentra la produzione del miglior whisky scozzese. Vediamo cosa racconta, in sintesi, l’azienda produttrice: “A differenza delle altre distillerie dell'isola di Islay, la nostra gamma Bruichladdich viene prodotta senza torba. Senza l'influenza del fumo, solo con la preziosità del nostro ingrediente grezzo: l'orzo. Cambiando unicamente le varietà di orzo e i metodi di coltivazione. La qualità del nostro whisky nasce senza coloranti, utilizzando solo acqua di sorgente di Islay. Crediamo che il whisky e l'agricoltura siano intrinsecamente legati…”. Solitamente sono sobrie, le etichette di whisky: affermano spesso storicità, tradizione, genuinità. In questo caso si è deciso, evidentemente, di andare sopra le righe. Cosa vediamo? Una giovane donna, sostanzialmente nuda, che regge una bolla, un pallone, forse la rappresentazione di una goccia di whisky o di un chicco di orzo, chissà. Il tono cromatico è vistoso, aggressivo, su caldi arancioni. Il sorriso maliardo della donna, stempera. Certo che 54 gradi alcolici sono comunque tanta roba.

Parole in Evidenza per un Vitigno Francese “delle Venezie”


Chardonnay, Pizzolato.

Bottiglia (ed etichetta) molto particolare per questo Chardonnay “delle Venezie” ad opera di un grosso produttore veneto. Partiamo dal vetro, tutt’altro che comune. La bottiglia, come forma, ricorda una “borgognotta”, ma nella sua interezza è “butterata”. Cioè presenta una trama puntinata in rilievo. Questo significa, logicamente, costi in più e un incarico particolare per la vetreria che la produce. Siamo nell’ambito della personalizzazione accurata. Sempre parlando del vetro della bottiglia, da notare, alla base, la scritta in (basso)rilievo “organic”. Una specifica opportuna visto che questa azienda produce in regime biologico. Passiamo alla carta dell’etichetta, anch’essa ruvida al tatto, con un taglio lineare in basso e uno irregolare in alto. Marchio e nome dall’azienda sul lato destro e una texture molto particolare al centro, fatta di molte parole, alcune di esse evidenziate con inchiostro nero. Sono: biologico, equilibrio, impegno, responsabilità, cambiamento. Le parole non sono gettate lì a caso, bensì sono parte integrante di un racconto che si dipana per tutta l’ampiezza del packaging. Gran lavoro creativo e tecnico. Per sorprendere, certo, ma anche per trasmettere valori pregnanti che riguardano la storia e la produzione dell’azienda. 

Un Chiaretto in Rosa e Arancione


Chiaretto di Bardolino, Giulio Pasotti.


Questo vino veneto, rosato, tipico della zona lacustre del Garda è letteralmente firmato da un tale Giulio Pasotti. Poco visibile, in oro, sulla base arancione dell’alberello di vite, si legge il nome e cognome in questione. Non sappiamo se veramente esiste un signor Giulio Pasotti o se si tratta di una operazione di “branding nomeico”. Poco importa per la nostra analisi di questa etichetta. Certo importerebbe per la fiducia da riporre nel produttore. Ma andiamo con ordine. Cosa dice il disciplinare a proposito di questo chiaretto DOC? Ci viene in aiuto la AI che scova in rete questa definizione: “Il disciplinare del Bardolino Chiaretto DOC definisce le uve (principalmente Corvina, Corvinone, Rondinella), la tecnica di vinificazione "in rosa" (breve macerazione delle bucce), le caratteristiche organolettiche (colore rosato, profumi di frutti rossi, gusto fresco) e le specifiche di produzione, con un'entrata in vigore recente (2021)… È un vino leggero, fresco, versatile negli abbinamenti, con un grado alcolico minimo e un affinamento in acciaio, ideale da bere giovane”. Bene, Appreso il contenuto della bottiglia, vediamo in che modo comunica la sua etichetta. Grande importanza, in alto e in grande, alla DOC con una definizione insolita: infatti dire “Chiaretto di Bardolino” è una modalità più descrittiva, e anche originale, per dire “Bardolino Chiaretto” (la dizione legale). Segue una scritta “DOC” fin troppo vistosa. E poi il pezzo forte al centro: un disegno molto bello, in arancione con particolari in oro, di una vite, per l’esattezza di un tralcio “alberato” con molti grappoli maturi pendenti. Alla base, come già detto, un tassello compatto a rappresentare il terreno. Si tratta di un esempio di etichetta valorizzante, sia pure per un vino mass market. E questo funziona.

Mediamente Soddisfacente, Come un Sangiovese Qualunque


Corteoro, Toscana Rosso (Sangiovese), Guidacciolo.

Partiamo dal fatto che “Guidacciolo” non è un cognome di origine toscana, bensì del Sud Italia.  Per il resto, la prima impressione è quella di un’etichetta molto classica, molto toscaneggiante, molto arcaica, anzi… araldica. Molta finzione, ma ben organizzata. A partire dal grande stemma centrale ricco di riferimenti storici e iconografici. Una corona, due leoni, delle teste di moro tipicamente sarde, un’aquila al centro che sembrerebbe sabauda. Insomma, tutta l’Italia. La carta dell’etichetta è di quelle preziose, ruvide, ma in senso buono, ciòè tattili. La stampa è nero su bianco, con due scritte in rosso: Guidacciolo e Prodotto in Italia. Si tratta infatti di un vino dedicato commercialmente soprattutto all’estero. Un vino ecoomico, da mass market, ma che “osa” presentarsi con una veste nobilitante. Nulla di sorprendente, intendiamoci: gli elementi che compongono l’insieme sono tutti piuttosto stereotipati. Ma la modalità grafica con la quale vengono proposti conferisce un certa preziosità. Una titolarità insomma, che fa la sua bella figura. Sia pure con semplicità ed economicità per quanto riguarda la scelta creativa e la stampa. Promosso? Bocciato? In medio stat virtus. E noi ci accontentiamo di concludere così.