Selva del Vescovo, Lugana, Villa della Torre.
Lasciando agli esperti le valutazioni “di fino” sul tipo di vino (vitigno Lugana, comunque, a nostro parere, uno dei bianchi con maggior potenziale in Italia), ci dedichiamo interamente all’etichetta, densa di elementi da commentare. E’ necessario premettere che questa cantina fa parte dell’universo enoico di Marilisa Allegrini, una celebrità, ormai, oltre che un’azienda molto strutturata. Partiamo dell’alto: un profilo montano in oro è sottolineato dalle parole Peaks & Valleys, quasi fosse un sottomarchio (forse, avendolo proposto in alto nel packaging, possiamo parlare di “sopramarchio”). A seguire: nome del vino, “Selva del Vescovo”, poi il nome del vitigno e l’anno di vendemmia. Quindi è il turno dell’illustrazione centrale: un tratto che propone una estensione agricola, con vigneti e colline, e al centro la Torre che dà il nome anche all’azienda (alla “sottoazienda”, per la precisione). L’elemento più evidente è quel disco volante rosso Ferrari che in realtà dovrebbe essere il cappello del Vescovo, Proposto così, svolazzante sulla campagna, non ha molto senso: sorprende, attira l’attenzione, ma resta qualche dubbio. Alla base dell’etichetta troviamo tre elementi importanti (e quindi non ultimi): il nome della cantina “Villa della Torre”, la firma di Marilisa Allegrini (assunzione di resposabilità, blasone, garanzia, etc.) e poco sopra qualcosa che di rado si trova nei packaging del vino, cioè le coordinate geografiche del luogo (di coltivazione, o proprio della Torre), i metri s.l.m. (124), il tipo di vigneto (spalliera) e la geologia del terreno (morenico). Tanti pregi, qualche stranezza. E comunque, giù il cappello.
