Il Vezzo e la Poesia, il Vino e la Fantasia

Tatone, Montepulciano d’Abruzzo, Terre d’Aligi.

Ad Atessa, Chieti, l’azienda Terre d’Aligi (di questo nome ne parliamo in fondo) produce un Montepulciano d’Abruzzo che si chiama “Tatone”. Ebbene, di Tato, Tata, Tatini e Tatine se ne sentono nominare tanti, soprattutto nelle famiglie del nord Italia. Ma dobbiamo dire che il Tatone ci giunge nuovo. La spiegazione di questo nome si trova direttamente sul fronte-etichetta che testualmente recita: “Tatone: è il nonno. La figura più prestigiosa della famiglia patriarcale secondo l’antica tradizione contadina d’Abruzzo”. E pace sia con femminismi e matriarcati vari. In Abruzzo comandano (ancor oggi?) gli uomini. Potremmo anche dire che alle tradizioni non si comanda, ma di certo si tratta di una affermazione che ad un pubblico emancipato può dare fastidio. Per il resto l’etichetta fa bella mostra di sé con una centratura dei testi ordinata, una presenza lineare e “pulita”, forse fin troppo sobria. Ci concede qualcosa di emozionale con il logo aziendale, in basso nell’etichetta, proprio sopra al nome “Terre d’Aligi”, con un trama dorata di piccole parcelle che potrebbero rappresentare una costruzione rurale. Il pastore Aligi invece era il protagonista di “La Figlia di Iorio”, celebre dramma scritto da Gabriele d’Annunzio, di origini abruzzesi. Un omaggio al Vate d’Italia nato a Pescara.