Testi Simpatici, Grafica Rivedibile

grafica marketing branding comunicazioneMalandrino, Montepulciano d'Abruzzo, 
Cataldi Madonna.

grafica marketing comunicazione brandingQuesta azienda abruzzese che non spicca in modo particolare per il packaging dei propri vini, risolve invece con simpatia e creatività i testi del fronte etichetta. Si tratta di un caso molto raro, ad esempio, quello del "Malandrino", che riporta sotto al nome del vino una accurata spiegazione dell'etimo e della semantica di questo naming. Molto bene: il nome viene rafforzato dalla spiegazione che serve anche come memorizzazione e "fase empatica" con il potenziale o abituale cliente. Il Malandrino è un vino icona dell'azienda, prodotto con uve Montepulciano d'Abruzzo così come il "Piè delle Vigne", cerasuolo, quindi con una modalità produttiva diversa che punta ad ottenere un vino più "fresco e nervoso" e quindi dotato di maggiore bevibilità. Curioso anche in questo caso l'utilizzo del fronte etichetta dove troviamo una descrizione della modalità produttiva del vino, descrizione divisa in fasi (lettere). L'etichetta che abbiamo trovato in rete non si legge completamente ma tra le frasi presenti ci piace segnalare alla lettera f.: bevuta: sensazione trans. (ognuno interpreti come vuole o riesce) e quindi g.: come le sue origini (idem come sopra) e infine alla lettera h. una citazione di Aristotele: "la virtù è sempre nel mezzo". Insomma, filosofia (e ironia) a piene mani.

Brad Pitt e i Suoi Fratelli

comunicazione mktg grafica
Pitti, Blend di Rossi, Weingut Pittnauer.

comunicazione marketign graficaNon si tratta di un omaggio al celeberrimo Palazzo Pitti di Firenze, oggi scrigno di opere d'arte, all'epoca palazzo fatto edificare da Luca Pitti, in competizione con altre famiglie nobili fiorentine e successivamente ceduto ai Medici. Si tratta qui del cognome del titolare di una azienda vinicola austriaca del Burgerland. Ma non si può certo escludere che qualcuno, nel mondo, digitando "Pitti" in Google, e cercando il famoso palazzo, possa capitare nell'elenco di immagini che comprendono l'etichetta di questo rosso a base di Zweigelt, Baufränkisch e Merlot. L'azienda Pittnauer ama giocare con le etichette, siaper le immagini sia, e soprattutto, col proprio cognome. Nella gamma troviamo, come altro esempio, anche un RedPitt che naturalmente non ha nulla da spartire con il la RedBull o con il PittBull razza di cani mordaci o ancora col noto attore Brad Pitt (che all'anagrafe fa William Bradley Pitt) anche se il collegamento fonetico è tutt'altro che improbabile. Insomma, volute o non volute le allusioni ci sono. E anche se per gioco, qualche elemento di curiosità e di ricerca in più, lo potrebbero portare.

Etichetta con Fiori (Italiani, Tedeschi e Inglesi)

arte grafica illustrazione comunicazioneFlowers, Pinot Bianco, Von Blumen.

Chiariamo innanzitutto che "dietro" a questo marchio altoatesino (l'azienda si chiama Von Blumen e sotto a questo nome si legge anche "Kellerei in Südtirol" in tedesco) c'è una azienda agricola italianissima, che si chiama Roeno, di proprietà della famiglia Fugatti con sede a Brentino Belluno (Verona). Quindi una cantina italiana che per differenziare ls propria offerta crea un marchio altoatesino e naturalmente coltiva le uve e produce proprio in Alto Adige i vini di questa linea "di montagna". Passando all'etichetta vera e propria qui in visione e analisi scopriamo non senza qualche esitazione (dovuta ai soliti problemi di leggibilità del carattere di scrittura) che il nome del vino è "Flowers", fiori in inglese (mentre Von Blumen sarebbe "di fiori" ma in tedesco). Un fiore (sembrerebbe una stella alpina) è stato collocato anche nel logo aziendale (visibile alla base dell'etichetta). Fiori molto stilizzati, diciamo artistici, a tutto campo anche nella parte centrale dell'etichetta. Sembrano delle macchie di inchiostro da vicino, ma da lontano potrebbero ricordare dei fiori, in effetti. Il colpo d'occhio è forte, grazie soprattutto allo sfondo giallo che crea uno stacco molto attenzionale. Cosa racconta di sé l'azienda? Ecco una breve descrizione che riguarda proprio il nome di linea "Flowers": "...è il nome scelto per rappresentare le massime selezioni del progetto Von Blumen. Sotto il nome di Flowers si troveranno dunque le tipologie che in un determinato millesimo ci hanno permesso di isolare, nei nostri vigneti, alcune piccole parcelle straordinarie che hanno poi seguito un affinamento differente e prolungato. Altrettanto diverse si presenteranno l’etichetta e la bottiglia, al fine di creare un preciso tratto distintivo e altresì complementare con i vini della linea Von Blumen classica". In sintesi l'etichetta convince nella parte superiore, dove uno stile da arte contemporanea propone una estemporanea fioritura, convince meno nella parte inferiore, a sfondo bianco dove la grafica appare approssimativa.

Oche, Monache, Galli e Fantasia.

grafica branding comunicazione marketing
L'oca guardiana che dorme beata, Pallagrello Bianco, Aia delle monache.

marketing branding naming comunicazioneCosa dire? A parte il fatto che il concetto di "oca guardiana" è molto bello (Oche del Campidoglio, annessi e connessi). Ma qui siamo di fronte a un cambio di marcia totale. Forse si tratta di un cambio automatico rivoluzionario. Evolutivi i nomi, stravolgenti i colori, intelligente il concept che tratta di vedere attraverso una rete (ritratta graficamente sulle etichette) le scene di vita campestri nei pressi dell'azienda vitivinicola in questione. Abbiamo preso come esempio il nome di questo Pallagrello Bianco che si chiama proprio così: "L'oca guardiana che dorme beata". Un racconto, una poesia, una storia in 5 parole. Certo non è un nome propriamente detto, si tratta di una frase, ma tanto basta, e avanza, per generare attenzione e simpatia. Ci piace anche citare il rational dell'agenzia di packaging che ha creato le etichette: "Aia delle Monache è un’azienda vitivinicola della provincia di Caserta. Nell’aia, aldilà della rete, si intravedono scene di vita quotidiana, brevi racconti che disegnano momenti e solleticano l’immaginazione. C’è l’oca, il gallo, c’è la cura e la soddisfazione con cui Radegonda porta avanti il lavoro della terra e ne raccoglie i frutti. Questo progetto di identità visiva ha la pretesa di rompere i classici schemi di comunicazione del prodotto vino, di attirare curiosità e attenzione verso una realtà che muove così i suoi primi passi". Non resta molto da dire se non segnalare gli altri nomi della gamma: "Il gallo di fretta canta all'alba lontana" (vitigno autoctono Casavecchia) e "L'ombra calma della quercia" (Pallagrello Nero). E cosa dire del nome del'azienda? Aia delle Monache, c'è tutto un mondo anche in queste tre parole.

Geografia di un Nome, Mappe alla Mano

marketing branding comunicazione marketingL'Ottava Isola, Etna Rosso, 
Tenuta di Castellaro.

È dotato di indubbia fantasia geografica questo nome scelto dal produttore per il proprio Etna Rosso (Nerello Mascalese e Cappuccio). Ebbene la storia va spiegata: la Tenuta di Castellaro ha sede a Lipari, nell'arcipelago delle Eolie a Nord-Est della Sicilia, costituito da 7 isole principali (più qualche altro scoglio sparso qua e là). Va da sé che "l'Ottava Isola" è la Sicilia stessa, oppure, in modo ancora più poetico e dettagliato, si tratta di quel "world apart" che sono le pendici dell'Etna, con il loro clima e terreni particolari. L'etichetta è molto grafica: presenta un grande 8 tipografico colorato ad aree con toni forti e quindi impattanti. Etichetta moderna per l'uso comune che viene adottto in questo periodo nella zona dell'Etna dalla gran parte delle realtà vinicole operati. Certamente di rottura, sia per quanto riguarda il nome sia per quanto riguarda il packaging. Da notare anche la caratterizzazione della bottiglia, che in prossimità del collo presenta un altorilievo in vetro che rappresenta "i Vigneri", marchio che nel sito dedicato viene spiegato così: "A Catania nel 1435 viene costituita la "Maestranza dei Vigneri". Questa importante associazione di viticoltori, operante sull'Etna, creò la basi per una professionalità vitivinicola di cui protagonisti erano gli stessi produttori-viticoltori. Dopo 500 anni, "i Vigneri" è una realtà operante sull'Etna ed in Sicilia orientale. I Vigneri è oggi il nome dell'azienda vitivinicola di Salvo Foti e di un gruppo di viticoltori autoctoni etnei, veri professionisti della vigna".

Bere Sotto la Pergola: Poesia di un Nome

branding marketing comunicazione grafica illustrazione
Bersò, Barbera Colli Tortonesi, 
La Corte Solidale.

Questa etichetta dallo stile misto, dove è identificabile almeno un pizzico di art-decò, si fa certo notare per una propria originalità. Sarà quel modo di scrivere il nome, sarà l'illustrazione in alto che raffigura una vite in modo allegorico, tra l'arabescante e l'arte contemporanea. Di fatto si distingue. Altra scelta particolare, che fa parte della grafica, quella di spiegare il nome del vino direttamente sul fronte dell'etichetta. Riportiamo quelle parole qui nel testo perché forse sono poco leggibili (abbiamo reperito in rete una immagine poco dettagliata, ma non ce ne sono altre): "Bersò... dal francese 'berceau', ovvero pergola, corrisponde a un antico metodo di coltivazione della vite; con ogni probabilità il termine ha dato origine al toponimo Berzano (Berzano di Tortona è dove ha sede l'azienda). Però 'berceau' vuol dire anche 'culla'; ci piace immaginare il nostro vino collegato a un'idea di culla di una nuova civiltà fondata sulle relazioni". Ed ecco quindi servita comodamente la spiegazione del nome, laddove non accade spesso: di solito il rational di un nome di un vino va cercato nei meandri dei siti internet dei produttori, molto spesso non si trova spiegazione alcuna o ci si deve accontentare di carpirla a voce nel corso di qualche incontro-degustazione. "Bersò" tra l'altro suona bene, è breve e memorabile grazie anche al fatto che può ricordare il "bere", come a dire: "so bere". Complimenti ai creatori (facendo finta di non aver visto quella foglia-logo con dentro l'immagine del cascinale).

Nonno Barolo e Bimba Pulcino.

branding marketing grafica comunicazione winelabelsRiserva Ravera "Vigna Elena", Barolo, Elvio Cogno.

Ecco un altro caso di etichetta "infantile", nel senso più puro e innocente del termine, cioè elaborata a partire da un disegno di una bambina molto piccola. La storia è semplice: Nadia Cogno e Valter Fissore nel 1991 decidono di piantare una nuova vigna, in concomitanza con la nascita della loro figlia Elena. La vigna e il vino che ne deriva vengono chiamati con il nome della piccola. "È il vigneto della rinascita, simbolo di un nuovo inizio" dice il produttore nel sito internet aziendale, dove si legge anche che: "L’eccellenza del Barolo Vigna Elena è testimoniata dalla scelta dell’etichetta: la figlia Elena ne è stata la piccola autrice, disegnando a tre anni per mamma Nadia e papà Valter un pulcino, divenuto da quel momento il simbolo del vino". Ed è questo il punto: siamo di fronte a un Barolo di grande levatura, tra l'altro prodotto solo nelle migliori annate, "un vino per i puristi del Barolo" precisa l'azienda. Tornando all'etichetta, è chiaro che la prosopopea del Barolo viene decisamente sminuita dal disegno del pulcino, dai tratti, appunto, fanciulleschi. Sono scelte, abbastanza estreme, dettate certo dall'amore filiale e non dal marketing o dai manuali di packaging design. Anche per quanto riguarda il nome, "Vigna Elena", nessun riferimento storico, culturale, tradizionale, toponomastico, bensì il nome di una bimba, certo nome celebre e risonante. Un omaggio famigliare che disdegna la sontuosità di certi Cru che evocano i "bric" più "altolocati" delle Langhe. Soggettivamente non siamo molto convinti da queste scelte, ma è il titolare del vino che decide e il mercato che eventualmente deve confermare.

Fantasia e Semplicità per Etichette "Ideali"

branding concept comunicazione markerting
Casa e Chiesa, Merlot, Tenuta Lenzini.

packaging illustrazione grafica comunicazioneQuesta azienda che ha sede sulle colline lucchesi ha generato un approccio semplice ma attenzionale per le proprie etichette. Un tratto concettuale gentile e artistico crea immagini, sulla bottiglia e nella mente di chi le osserva, oniriche e rilassanti. Colori tenui, temi bucolici. Per quanto riguarda i nomi dei vini abbiamo notato questo "Casa e Chiesa" che ripropone un modo di dire noto nelle italiche regioni: essere "tutta casa e chiesa", di solito riferito a una donna, significa manifestare una purezza d'animo e di comportamento apprezzabili, quanto meno dai benpensanti. Retaggi del passato se vogliamo, riferiti a un modus vivendi che relega la vita personale all'ambiente di casa e, quando fuori da essa, a quello della chiesa. In questo caso la casa e la chiesa sono presenti sul luogo, sono rappresentazione di circostanze non solo comportamentali ma anche topografiche. "Casa e Chiesa" comunque lo si "legga" è un nome che attira l'attenzione, genera discussione, aiuta la fruizione (del vino), della chiacchiera e della beva. Belle le illustrazioni che raccontano scene campestri quasi sempre con un lui e una lei, in questo caso fuggente (non va in chiesa, forse torna a casa). Proponiamo anche, qui a destra, l'etichetta di "la Sirah", ugualmente curiosa e piacevole.

La Collina del Galletto, Detto in Dialetto

grafica comunicazione branding concept mktg
Mungalat, Langhe Nebbiolo, 
Tenuta Ca' du Russ.

Il nome di questo vino è, come spesso accade in Piemonte, il risultato di una commistione tra dialetto e toponomastica locale. Sull'onda della (giusta) celebrazione della tradizione, la collina di "Mongalletto", a Castellinaldo d'Alba, dove le vigne di questo Nebbiolo crescono floride, viene trasformata nel gergale (e di derivazione molto fonetica) "Mungalat". Bene, ma non troppo. Bene perché il nome è abbastanza breve, foneticamente in crescendo e non difficile da leggere, ma in fin dei conti il dialetto ha sempre una portata limitata, regionale, se non spiegato a sufficienza. Cosa ha di bello questa etichetta? Il galletto stilizzato ispirato dalle classiche banderuole segnavento che si vedono sui camini. Per il resto i colori sono discutibili (arancione su bianco), così come la "non scelta" sul nome aziendale che barcolla da "Marchisio" (il cognome della famiglia proprietaria in grande evidenza ma in verticale e con difficile leggibilità) e Tenuta Ca' du Russ (in basso in piccolo), nome anch'esso dialettale, della sede, della residenza. Bello in generale il concept dell'azienda, che lavora in regime biodinamico, esposto in modo molto accorato nei testi del sito web. Insomma, i contenuti ci sono: probabilmente si potrebbe migliorare la comunicazione.

Incredibile ma Italiano (Molto Vicino alla Svizzera)

mktg concept grafica comunicazione
Incrediboll, Metodo Classico 
(Riesling Italico e Renan0), La Costa.

C'è chi fa un uso inusitato (inutile e inconcepibile) della lingua inglese per nominare vini italiani e chi l'inglese lo "prende per i fondelli". È quest'ultimo il caso dell'azienda "La Costa" che ha sede in provincia di Lecco e che ha prodotto una bollicina Metodo Classico chiamandola "Incrediboll". Il gioco di parole è chiaro a tutti al primo impatto anche se, in modo discutibile, la parola composta trova una difficile lettura della sua seconda parte a causa di una labile scelta cromatica: il giallo "canarino" con il quale è scritto "boll". Etichetta molto semplice, con pochi elementi dove vediamo un viso stilizzato, probabilmente quello di "Giancarlino", colui che piantò le vigne in loco nel 1960, come recita il sito aziendale che aggiunge: "Questo vino ha dell’incredibile: 1.320 bolle da 2.000 ceppi di Riesling." Crediamo che il numero 1320 sia riferito al numero di bottiglie. In etichetta abbiamo anche, oltre al nome e al visto menzionato prima, un grappolo stilizzato sulla destra e il nome dell'azienda. Dal sito del produttore apprendiamo anche il curioso nome della proprietà che ha dato origine all'azienda: Cascina Scarpata. In effetti anche la posizione dei vigneti, a nord di Milano, a quota 45o metri s.l.m. e in zona notoriamente piuttosto piovosa, ha dell'incredibile.

L'Anisoformismo della Gallina

branding comunicazione marketing winedesign arte art
Eteronimo, Vino Bianco, 
Cascina San Michele (Marco Minnucci).

Ecco una interessante etichetta che offre spunti sia dal punto di vista semantico (e quanti!), sia da quello iconografico. Non è scevra da piccoli errori di impostazione, ma nel complesso offre una panoramica davvero particolare. Innanzitutto vediamo una gallina in arte moderna, contemporanea la chiamano. Una gallina ovaiola di quelle che si vedono razzolare nelle aie, realizzata al tratto con un reticolo di texture accennate a mano: quadrati, cerchi, scarabocchi, tracciati, linee, punti... la testa della gallina viene "sporcata" con dei getti di colore (in questo caso giallo, negli altri due vini dell'azienda, due versioni di Barbera d'Asti, con il verde a il fucsia). I caratteri di scrittura sono esili, forse poco leggibili, ma la "presenza artistica" della gallina compensa eventuali cali di attenzione da parte dei potenziali acquirenti che si affacciano agli scaffali. Ma veniamo al nome, molto particolare: "Eteronimo". Sembra facile, perché si potrebbe pensare al contrario di "omonimo". In realtà le cose non sono così semplici. Innanzitutto viene il sospetto che il riferimento cercato dal produttore sia nel campo della disciplinarità, infatti Treccani dice: "eteronimìa s. f. (dal gr. ἑτερωνυμία "diversità di denominazione"). In grammatica, la denominazione, mediante nomi etimologicamente diversi, di coppie naturali di oggetti o esseri animati di genere grammaticale diverso (it. fratello - sorella, lat. sus - scrofa) oppure di numero nominale diverso (io - noi). In linguistica, sinonimo di anisomorfismo". Ma si dice anche che: "...negli studi sulla traduzione, l’eteronimia è una particolare relazione di sinonimia tra sistemi linguistici diversi; in altri termini, essa corrisponde alla sinonimia nella relazione infralinguistica; per esempio, il francese arbre è considerato eteronimo dell’italiano albero". Inoltre: "Negli studi di semiologia della letteratura, l’eteronimia è il rapporto tra nomi diversi di una stessa persona (l’autore di un’opera); in questo senso, l’eteronimo va distinto dal nome fittizio assunto da qualcuno (che più propriamente dovrebbe chiamarsi pseudonimo), di cui la letteratura, le arti e lo spettacolo offrono numerosissimi esempi". In pratica un bel guazzabuglio linguistico, un enigma colto... difficile da cogliere. Nel senso che va spiegato affinché possa essere memorizzato. Resta la stranezza, che genera curiosità. E questo comunque fa sempre bene alla comunicazione.

F Come Fontorfio.

branding marketing grafica comunicazioneSalomè, Montepulciano d'Abruzzo, Fontorfio.

concept branding marketing comunicazioneIniziamo dal nome dell'azienda anche perché non si può "evitare": una grande F campeggia ovunque, nel sito del produttore come su tutte le etichette della gamma proposta al pubblico. F come "Fontorfio". Certo questo nome suona davvero male, foneticamente, costringendo chi lo pronuncia a delle buffe contorsioni di labbro e lingua. L'analisi si sposta sulla grafica, perché è questo che si fa notare maggiormente: una grande F, come già detto, su sfondi monocromatici che cambiano tono ma rimangono con la medesima impaginazione. La F diventa simbolo, mezzo di comunicazione, fonte di ricordo, presenza (anche un po' ingombrante) quasi fisica. Una iniziale eletta a protagonista di tutta la comunicazione dell'azienda. Di positivo c'è che ogni vino, in aggiunta alla grafica che abbiamo descritto, ha un nome proprio, per cui: Salomè per il Montepulciano, poi abbiamo Cossineo (Pecorino e Passerina), Gaio Mario (rosé da Montepulciano), Castello di Marte (Montepulciano), Ortensia (spumante rosé da Montepulciano e Sangiovese), Cuprense22 (spumante da Passerine, Montepulciano e Pecorino. Per concludere, l'uso di lettere grandi può essere risolutivo e anche di un certo effetto ma non concede molto alle emozioni, cioè non va a costruire basi solide di comunicazione, rimanendo nel "campo" di una memoria visiva che aiuta più il lato commerciale piuttosto che quello emozionale.

Le Deviazioni Musicali della Vita e della Vite

concept marketing comunicazione brandingCadenza d'Inganno, Malvasia Istriana, 
Castello di Rubbia.

Di non facile interpretazione questo nome, sia pure formato da parole di senso compiuto. Forse chi ha studiato o ha dimestichezza con la musica, le note, gli spartiti, potrebbe riconoscere un indizio. Per tutti gli altri valga la poetica, appassionata, spiegazione della produttrice Nataša Černic attraverso le sue parole scritte nel sito aziendale: "...mai nessun vino mi aveva regalato simili emozioni. Ricordo quella domenica, in cui a mezzogiorno suonarono le campane e noi interrompemmo il raffreddamento, lasciando il vino al suo destino, qualunque esso fosse. La fermentazione durò per mesi, sembrava non dover finire mai, l’aria era satura di aromi strani ma positivi, non si percepiva acidità volatile, questo mi spingeva ad andare oltre. Nel frattempo si svolse anche la fermentazione malolattica, era la Natura, e io non volevo interferire. Quando la fermentazione si arrestò, il residuo zuccherino era troppo basso per un passito. Il vino venne alla luce, e in qualche modo era mio, e dovevo dargli un nome: "Cadenza d'Inganno" era il mio pensiero, immediato, non poteva essere nessun altro, un nome che si collegava alla musica. Una sequenza di accordi che deviano la fine di una frase, musicale, facendola continuare verso... qualcosa, un non voler ancora finire, perché troppo bello, quasi perpetuo. Mi sono detta: “Non può essere così! È sbagliato!” Ma subito dopo: “Perché no?”. Succede nella musica, nel vino, e nella vita. Scoprire questo vino, accettare le sue deviazioni, mi sollevarono a un palmo dall’infinito". Potremmo concludere qui dopo queste parole davvero emozionanti, ma per dovere di definizione riportiamo anche la spiegazione dell'Enciclopedia Treccani riguardo la "Cadenza d'Inganno": "In musica: a. Formula melodico-armonica d’interpunzione (per es., le c. sospese, o d’inganno, che deviano lo svolgersi del discorso musicale in toni diversi dal previsto) e di conclusione (per es., le c. autentiche e le plagali, che risolvono il discorso musicale nel tono atteso). b. Passaggio virtuosistico (composto dall’autore o dall’esecutore e spesso improvvisato) che in alcune forme di carattere concertante (arie di bravura, concerti per soli e orchestra, ecc.) viene eseguito dal solista, specialmente verso la conclusione del pezzo". Per quanto riguarda la grafica in etichetta non viene concesso molto alla fantasia se non il nome del vino scritto su una rappresentazione di un foglio musicale. Attorno ad esso vediamo un design pulito, forse fin troppo semplice, con le menzioni di legge e il nome dell'azienda. Ma la storia delle cadenze basta a riempire di sensazioni e ricordi i potenziali acquirente e i clienti acquisiti.

Il Vino Motorino

branding concept mktg comunicazione
VRH, Chardonnay e Sauvignon, 
La Castellada.

packaging branding comunicazione vinoCosa può spingere un produttore (italiano) di vino a scegliere un nome come "VRH" che starebbe bene, forse, a uno scooter, a un trattamento antiparassitario, a un cacciavite, a un software per macchine che stampano circuiti elettronici, o cose così. Eppure è accaduto. Ecco qui. VRH, vino bianco Riserva Collio Doc. Oltre alla "teoria" la pratica: l'etichetta, invece di rendere meno evidente, il nome, la sigla, il trittico di lettere in questione, lo sbatte in faccia all'ignaro cliente a caratteri letteralmente cubitali. È per certi versi inspiegabile. Se non andando a rovistare nella toponomastica della zona (nella versione in lingua slovena) e scoprire che questa "parola" significa "cresta, crinale". Ma le perplessità rimangono. In Italia il 97% delle persone non potrebbe comprenderlo, all'estero ancora meno. Un omaggio alla generosa terra di confine tra Italia e Slovenia non giustifica l'adozione di un nome praticamente inservibile. Inoltre non si può non notare il fatto che le tre lettere in questione sono anche difficilmente intelleggibili a causa del carattere di scrittura adottato, di tipo non certo lineare. Insomma, una specie di autogol dal punto di vista della comunicazione. Alla base dell'etichetta troviamo il nome dell'azienda insieme ad altre tre lettere: "CRU", che in questo caso, logicamente, richiamano l'eccellenza dei vigneti come vengono definiti in Francia (ma qui siamo a Oslavia, in Friuli, in Italia, fino a prova contraria). 

Vini Variopinti in Memoria d'Artista

grafica branding concept marketing comuniazioneCinabro, Bordò (Grenache), Le Caniette.

marketing comunicazione brandingL'originalità delle etichette dei vini di punta dell'azienda Le Caniette non sta tanto nel design, che sia pure si presenta pulito e attraente, bensì nei nomi che sono stati attribuiti ai vini. Si tratta in pratica dei nomi dei colori che un tempo Michelangelo utilizzava per le sue opere (dipinti, affreschi) secondo quanto riferito dal biografo del grande artista, tale Ascanio Condivi, originario proprio di Ripatransone (Marche), sede della vitivinicola in oggetto. Le etichette si presentano quindi con il nome in grande su fondo monocromatico scuro. L'effetto ottico è molto evidente. La scelta del carattere votata all'eleganza grafica. I nomi, quindi, Cinabro, Nero di Vite e RossoBello, sono quelli che attorno al 1500 si utilizzavano per indicare le tinte dei pittori, spesso ottenute con intrugli di elementi naturali come foglie, radici, cortecce, rocce, terre, minerali. In particolare "Cinabro" si riferisce ad un colore che in parole attualizzate potremmo definire "vermiglio", in pratica un arancione molto vivace. Il vino in questione è un vino rosso, molto scuro, per cui non c'è collegamento diretto tra nome/colore e vino, bensì la volontà di caratterizzare i vari vini dell'azienda con dizioni distinte e iconografiche, nonché di notevole riferimento culturale e storico. Un altro vino con un nome/colore originale è il "Nero di Vite", questa volta attinente quanto meno alla pianta, vitis vinifera, che nutre i grappoli di Montepulciano e Sangiovese che finiranno in bottiglia. Si otteneva infatti carbonizzando i tralci di vite. 

Tracce Arabescanti in Sicilia, Anche nel Linguaggio

grafica branding concept marketing comuniazione
Zabù, Nero d'Avola Terre Siciliane, Farnese Vini.

naming grafica concept etichette vinoHa davvero un nome curioso questo vino. Possiamo anche parlare di una gamma di vini con questo nome perché in effetti si tratta di un marchio. La "casa madre" è Farnese Vini e la marca sottostante è "Vigneti Zabù". Siamo in Sicilia ma nonostante la vicinanza con l'Africa questo nome non si riferisce al bovino che si chiama zebù, imparentato con bue, bisonte e bufalo. Apprendiamo dal sito aziendale, che esso riporta piuttosto all'arabo: "Adagiato su una collina, Sambuca di Sicilia si trova nella Valle del Belice dove una meravigliosa vegetazione circonda il paese, ricco di miti e di leggende locali. Le origini del nome (Zabù) provengono dal suo millenario fondatore, l’emiro arabo Al Zabuth "lo Splendido" che, proprio a Sambuca, aveva dato un grande impulso al rilancio dell’agricoltura". Insospettabile se non raccontato. Altra particolarità più tecnica di questa etichetta è quel filamento dorato che sale dalla lettera "b" (o scende, dipende da dove parte l'osservazione) rendendosi indipendente dal resto dell'etichetta, in pratica "uscendo" da essa. Il trucco si può comprendere vedendo la foto qui a destra: il filamento dorato è costituito da una patella trasparente più larga che facilita la sua applicazione sul vetro della bottiglia. Da notare anche l'elegante arabesco in rilievo meglio visibile nell'immagine qui a sinistra. Nel complesso... nessuna complessità: certo quel paio di soluzioni tecnologiche (il filamento, e l'arabesco) danno "spessore" qualitativo e comunicativo al packaging. La qualità del vino, logicamente, farà il resto.

Vola l'Ape Ecologica e Diventa Simbolo

Pinot Noir Letzenberg, Vincent Fleith.

Questo produttore alsaziano ha puntato tutto sull'ape. Ne ha fatto un simbolo, molto presente innanzitutto nel logo aziendale e quindi in ogni singola etichetta. Un'ape ronzante che si posa su diversi fiori per le diverse tipologie di vino. Si tratta di un produttore biodinamico, si intuisce, laddove l'ape sta diventando sintomo e non solo simbolo di ecosistema e di ambiente incontaminato. I ricercatori infatti dicono che dove ci sono le api non ci sono "veleni". E viceversa, naturalmente. Quindi la presenza di api nei vigneti è cosa buona e giusta. Per quanto riguarda la grafica delle etichette di Vincent Fleith, ultimo di una infinita generazione di viticoltori, a partire addirittura dal 1600, possiamo notare uno stile quasi infantile, illustrazioni da libri delle favole, ma senza esagerare. Diciamo una versione adulta di un disegno giocoso. Anche i colori meritano qualche considerazione: sono insoliti per una bottiglia di vino, soprattutto per questo Pinot Noir che abbiamo portato ad esempio e scelto tra le altre etichette della casa vinicola di Ingersheim. Il verde e il giallo, pastellosi, si fanno notare subito. Infine anche la scelta del carattere di scrittura è particolare: sottile, non perfettamente leggibile ma con una propria originalità e personalità. L'ape, come già detto all'inizio di questo post, è "regina", nel senso che il suo simpatico protagonismo non si può non notare.

Colpi di Sole con la Testa sulla Luna

winedesign branding comunicazione marketing
Cuvée Spaciale, Fleurie (Gamay), Domaine du Château de Grand Pré.

wine winedesign winelabels marketing comunicazioneDavvero un'etichetta speciale quella di questo Fleurie (Cru della zona del Beaujolais: nulla a che fare con il noto "vino novello"). Sovviene subito il gioco di parole tra "spaziale" e "speciale". Anche se in francese è facilmente intuibile. Sorprende il visual dell'etichetta, decisamente fumettoso, ironico, dissacrante nei confronti di un prodotto "serio" come risulta essere il vino di questa stimata azienda francese. Ma ci piace. Un astronauta, probabilmente sulla luna, che fugge con una mezza barrique sottobraccio. O forse se l'è portata dalla terra per evitare di dover rinunciare al nettare degli Dèi. In più, diciamo "non contento", l'astronauta sembra avere sulle spalle non le consuete bombole di ossigeno, bensì dei bottiglioni di vino. Insomma si tratta di un astronauta gourmet, come minimo, e davvero simpatico. Il tratto è "fresco", come si diceva prima, fumettoso, scherzoso, e la situazione, logicamente, fa il paio con il nome del vino, che richiama ad una spazialità speciale, o se vogliamo ad una specialità spaziale. Nota a latere: tutte le altre etichette della gamma di questo produttore sono serie, normali, usuali. Si tratta quindi in questo caso di un colpo di sole... o più probabilmente di avere un po' la testa sulla luna. Il ché non guasta, in certi casi.

Farsi Notare Tutto Sommato in Modo "Naturale"

branding concept marketing comunicazione
Grololo, Grolleau (o Groslot), Domaine Pithon-Paillé.

branding design mktg comunicazionenaming packaging grafica etichette vinoDi questa etichetta circolano in rete (e immaginiamo anche negli esercizi commerciali) ben tre versioni diverse. Dalla meno casta alla più pudica. A intuito può essere che la versione più osé sia stata destinata al mercato interno francese (dove il topless anche nelle spiagge è ormai accettato) mentre quelle censurate siano per il mercato americano e in generale per quello anglosassone. Il produttore ha base nella Valle della Loira e produce diversi vini. Questo rosso, dall'etichetta prosperosa, prende il nome dal raro vitigno "Grolleau", che pronunciato in francese diventa una specie di scioglilingua che fa: "Grololo". L'azienda è a regime di agricoltura biologica: forse è questo "fattore" che li ha indotti ad esprimersi in etichetta raffigurando due giovani fanciulle "come mamma le ha fatte". Tutte cose naturali. Il caso curioso riguarda le versioni diverse di etichetta alle quali probabilmente il produttore ha dovuto ricorrere per commercializzare il vino in paesi diversi, dovendo sottostare a conseguanti leggi e regolamenti diversi. 

L'Essenziale Visibile Agli Occhi

winedesign grafica marketing comunicazioneCopper Moon, Rosé, Andrew Peller Limited.

marketing branding communicationLa linea di vini contraddistinta da questo stile "asciutto e moderno" appartiene a una grande azienda canadese che produce e commercializza molti marchi. Si intuisce, anche vedendo il packaging delle altre linee di produzione, che il lavoro di ricerca attorno a questo tema è stato condotto con attenzione e professionalità. In particolare, questa etichetta, che rientra nella linea "Copper Moon", ci ha colpito per una semplicità che si potrebbe definire "sintesi emotiva". Molto lineare, spaziosa, monocromatica, dove anche i particolari delegati al "simbolo" vengono risolti con "rapidità di esecuzione". Valga l'esempio della luna (di rame), che viene tracciata semplicemente con qualche cerchio, con uno scarabocchio come quelli che fanno i bambini piccoli, ai primi approcci con le matite. Viene aggiunta solo una piccola stella raggiante in basso a destra a rappresentare l'infinità del cielo. La scritta "moonlight harvest" rafforza il concept e il rational riguardo alla chiamata in causa della luna. E' un tema frequente questo della vendemmia notturna "sotto la luna" e i suoi buoni influssi e auspìci. In questo caso viene trattato con una leggerezza che non è superficialità bensì enfasi ed eleganza grafica.


Come si Veste un Vino Grasso?

grafica marketing comunicazione
El Gordo del Circo, Rueda Verdejo, 
Casa Rojo.

branding concept marketing comunicazioneCome si può definire un vino grasso? A livello organolettico si possono utilizzare sinonimi come "denso" o "pieno". E come preparare il cliente a questo tipo di esperienza enoico-gustativa ancora prima dell'apertura della bottiglia? Facile. Con un'etichetta "grassa"! El Gordo, infatti, in spagnolo significa "grasso", per chi avesse ancora dei dubbi dopo aver visto questo simpatico ciccione in bicicletta. Si tratta certamente di una scelta particolare, che fa dell'ironia un cavallo di battaglia e un punto di attenzione. Sicuramente queste etichette strappano un sorriso di simpatia, si fanno notare, forse sono fin troppo giocose per un vino "serio" (il Verdejo di Casa Rojo è un vino molto quotato, di qualità medio-alta) ma questa è stata la scelta del produttore che, non contento, ha creato una linea con diversi soggetti. In un'altra etichetta di questa serie il simpatico ciccione è vestito solo di un'enorme botte e in un'altra ancora si vede un leone che... se l'è mangiato, avendo tra le zampe solo le sue mutande leopardate. Insomma vignette come etichette. Praticamente dei fumetti che raccontano una storia e che, in fin dei conti, semplicemente e con simpatia, vogliono dire che il vino è grasso!

Lieti Calici in Liete Etichette

illustrazione branding marketing comunicazione
Dogliani, Cascina Corte.

Ci sono etichette che hanno il dono di essere "gentili". Di risultare subito gradevoli, in un certo senso. Eccone un esempio. Si tratta dell'etichetta di un Dolcetto di Dogliani della Cascina Corte. Il vino non ha nome, se non quello celeberrimo della cittadina che da tempo immemore ospita la tradizione del Dolcetto. Ma è la parte visuale dell'etichetta quella che attira l'attenzione: una coppia in abiti medievali, una principina e un principino, brindano lieti. Immagine semplice, su fondo piatto, molto visibile, intelleggibile, che trasmette subito un senso di serenità. Sarà l'atto del brindare che da sempre porta con sé sensazioni e celebrazioni positive, sarà il sorriso dei due amanti, il loro cenno d'intesa, quel delicato tenere in mano i calici. L'etichetta in sé è molto semplice ma a volte basta un gesto "indovinato" per riuscire a comunicare una somma di elementi che risolve la situazione senza tanti altri svolazzi. Certo i caratteri di scrittura sono molto elementari, come quello del nome aziendale alla base del design, ma in generale il risultato può piacere. Un'etichetta dotata di una semplicità "spontanea", si potrebbe ben dire. E benedire.

Un Pinot Noir di Contrabbando

grafica branding marketing comunicazione
Pinot Escobar, Pinot Noir (alsaziano).

colombia alsaziaLa storia di Pablo Escobar, al quale senza dubbio questa etichetta si ispira, è nota in tutto il mondo. Non che "l'eroe" dei narcos abbia compiuto atti meritevoli, ma insomma il suo nome si è elevato a leggenda, presenziando anche in diversi libri e film. Del noto narcotrafficante Wikipedia dice: "Pablo Emilio Escobar Gaviria è stato un criminale e politico colombiano, uno dei più noti e ricchi trafficanti di cocaina di sempre. Nel 1983 ha avuto una breve carriera politica. Conosciuto come il Re della cocaina, è considerato come il criminale più ricco della storia, con un patrimonio stimato di oltre 30 miliardi nei primi anni novanta". Tornando all'etichetta in questione, la posa del personaggio ritratto (che è proprio a lui) non lascia dubbi, anche in presenza di un sorriso smagliante, sul tipo di attività che egli portava avanti. Si può definire "simpatica" questa etichetta? Ironica, forse. Ma certamente il caso può dare adito a qualche perplessità, magari anche qualche critica. Alla base dell'etichetta leggiamo "100% pinot noir ilegal". Chi lo sa. Forse questo vino esce dal "disciplinare" come molto spesso nella sua vita ha fatto Pablo Emilio. Vi risparmiamo la sanguinosa cronologia degli eventi che hanno contraddistinto il "curriculum" del trafficante. Per la cronaca dei giorni nostri, il vino è molto buono! Quasi una droga!

Un Toro di Corsa tra Monza e la Maremma

grafica illustrazione marketing comunicazione
Vermentino, Sada.

grafica logo winedesign comunicazione advIl logo, eletto a simbolo dell'azienda vitivinicola Sada è una specie di "toro da corsa". La testa è sicuramente di un bovino mentre la coda sembra quella di un leone. E anche la posa assomiglia a quella di un felino in dinamica estensione. Sembra che questa devozione taurina sia dovuta al periodo di fondazione dell'azienda (aprile), appartenente alla costellazione del Toro. Nell'illustrazione infatti vengono evidenziati gli astri che compongono tale figura astrale. Certo colpisce questa plasticità dell'animale-marchio, donando una sorta di unicità alle etichette. Tra gli altri particolari notiamo un sole raggiante sotto alla pancia dell'animale e alla base delle etichette la Corona Ferrea simbolo della città di Monza, niente a che fare con la Toscana, alta Maremma, dove ha sede l'azienda, simbolo dovuto invece alle origini nobiliari della moglie del titolare, la contessa Cristiana Durini. Per il resto, grafica pulita, equilibrata, spaziosa, senza altri frizzi creativi se non quello, come detto all'inizio, del "toro-felino". Per la cronaca i nomi dei vini rossi di punta dell'azienda, nota soprattutto per un vino bianco, il Vermentino toscano, sono: Integolo (Montepulciano, Cabernet, Alicante), Baldoro (idem ma con prevalenza di Cabernet), Carpoli (Cabernet Sauvignon e Franc con Petit Verdot).

Capisaldi del Branding, all'Estero Come in Italia

Caposaldo, Moscato Igt.

Certo che, quanto meno foneticamente, "Caposaldo" somiglia un po' a camposanto. La qual cosa non è piacevole se dovesse emergere anche solo episodicamente. Complice anche una non efficacissima leggibilità del carattere di scrittura. Ma diciamo che è un rischio minore. 
packaging design grafica labels
L'analisi di questo nome allora, fugato il dubbio sull'orecchiabilità della pronuncia, procede con il significato vero e proprio: Caposaldo, secondo Treccani è (1) in topografia, punto stabile di riferimento situato in luogo opportuno ove sia facile riconoscerlo, recante l’esatta posizione planimetrica o altimetrica; (2) elemento fortificato facente parte di un centro di resistenza, situato in posizione atta a controllare direttamente una o più vie tattiche dell’attacco nemico; (3) base, fondamento, punto essenziale". La testa di cavallo di foggia greca sullo sfondo dell'etichetta induce quindi a considerare riferimenti bellici. Il croma dai toni indiscutibilmente (ma discutibili) azzurri non gioca in favore del prodotto vino in senso classico (sono colori più adatti all'acqua) ma di certo si fa notare a scaffale. La sovrapposizione delle scritte sui tracciati delle figure risulta infine fastidiosa per chi si appresta alla loro fruizione. Per tutto il resto (e per concludere) l'etichetta risulta forse risolta in modo fin troppo semplicistico, sia pure potendo recare qualche elemento di spicco. Il mercato di riferimento (e quindi anche il tipo di target) è quello estero (export).