Danze Russe o Vini Piemontesi?

grafica mktg comunicazione winelabels
Pradvaj, Roero Arneis, Malabaila.

Curiosamente sia il nome di questa azienda vinicola, sia il nome di questo vino, sono foneticamente vicini alla lingua russa. Non al cirillico come caratteri, bensì ad una eventuale trasposizione. Basti ricordare che Balalaika è il celebre strumento musicale russo a corde e che Pravda (verità) è un noto quotidiano di Mosca nonché ex organo del partito comunista (oggi esiste una versione on-line che nulla c'entra con la vecchia Pravda). E invece... si tratta proprio di Piemonte e delle sue origini. Giova ricordare che nel dialetto e soprattutto nei cognomi piemontesi ricorre ancora oggi la lettera "J" (vedi anche il noto produttore Vajra). Serve soprattutto la descrizione che l'azienda in oggetto redige, nel proprio sito web, per spiegare entrambi i nomi qui in esame: "Nell’archivio Malabaila, mazzo 9, si legge: “nell’anno 1508 il Conte Daniele Malabaila di Canale, anche a nome dei fratelli, acquista da Bernardo e Ludovica dei Conti Roero la ‘motta’ ossia la cascina Pradvaj che comprende un prato ed una collina di giornate 40 per la somma di 1949 fiorini”. A questo punto, volendo fare i pignoli, bisogna dire che "Malabaila" non suona così bene, evocando, il suo prefisso, parole come malafemmina, maladrino, malasorte, e via discorrendo. Ma il nobile cognome è quello e certo non si poteva cambiare. Per quanto riguarda il design dell'etichetta, pur reso abbastanza elegante da un fondo nero, da cornici e inchiostri argentati e da blasoni stemmati, non eccelle per originalità e attenzionalità. Il vino però, per altro e senz'altro, è davvero buono.

Dalla Necropoli un Soffio di Vitalità

branding marketing comunicazione winelabellingVelca, Montepulciano d'Abruzzo (rosato), Muscari Tomajoli.

L'azienda che produce questo rosato è di recente costituzione (2007) e coltiva le proprie uve nei pressi delle vestigia di Tarquinia, dove notoriamente sono conservati ed esposti numerosi dipinti etruschi che si trovano nella vasta necropoli. Il delicato tema visuale proposti in etichetta indica certamente una propensione femminile per il consumo di questo vino: un busto (svestito) di una giovane donna in stile etrusco, riproposto dall'artista Guido Sileoni, accenna da una posa elegante e in parte misteriosa. La donna sembra avere tra le mani un uovo, o forse un piccolo scrigno contenente qualcosa di sacrale. In generale l'immagine trasmette qualità, cura, attenzione, storia, origini e anche una certa aristocrazia. Eleganti anche i toni cromatici e la scelta dei caratteri di scrittura. Per quanto riguarda il nome del vino, "Velca" ecco cosa ci riferisce il produttore: "... il nome trae origine dalla storia etrusca: si ispira infatti a Velia Spurinna, meglio conosciuta come Fanciulla Velca". Etichetta attenzionale, sia pure molto classica, che si distingue bene nel panorama della concorrenza.

La Bizzarra Ironia di una Capra Umanizzata

winelabelling marketing branding comunicazioneCamars, Montepulciano (d'Abruzzo), 
Tenimenti Spinsanti.
  
A Camerano, provincia di Ancona, nelle Marche, questa azienda vinicola dalle proposte autoctone, si distingue per alcune etichette fuori dagli schemi. E si distingue anche per avere una sezione, nel proprio sito web, dedicata appositamente a descrivere nomi e "abito" dei vini. Prendiamo tra tutte quella relativa a un vino rosso, da Montepulciano d'Abruzzo, dove si evidenzia il "viso" di una capra dal corpo umano. Incuriosisce, subito dopo la visione di questa immagine, la scritta soprastante: "grande personalità in evidenza". Il nome del vino è "Camars". Tutto questo va spiegato, non c'è dubbio. Riportiamo quindi il testo in inglese che il produttore ha pubblicato in rete: "(Camars) Etruscan name for Camerano, a small village at the foothills of Mount Conero, where our winery is based. When I was young I had a very quiet and calm personality. Then as I grew older, I was faced with tension filled sibling rivalry with my younger brother. As a result, my temperament had changed to the point where my Grandmother one day compared my temperament to that of a goat". Davvero singolare la "giustificazione" che il titolare fornisce per l'adozione del disegno di una capra in etichetta. Senso dell'umorismo, aneddoti famigliari e un sano non prendersi sul serio. Il risultato è un'etichetta che attira l'attenzione (positivo), va ampiamente spiegata (negativo), risulta comunque elegante nell'impaginazione e nella scelta degli elementi di design (ottimo). Non molto interessante il logo aziendale (dubitativo). Approvato il claim aziendale che figura sotto al logo: "Riflessi di vite" (valido).

Spiritualità e Simpatia, Tradizione e Allegria.

branding marketing comunicazione wine
Tentenublo, Rioja (rosso e bianco), Roberto Olivàn.

La simpatia di questa etichetta è indiscutibile. Un vero e proprio fumetto, tracciato in nero su bianco. Una "scenetta" dove uno strano personaggio rincorre quello che potrebbe sembrare un grappolino d'uva (ma più avanti vedremo che non lo è). Note musicali aleggiano nell'aria. Approfondendo la ricerca su questo piccolo produttore spagnolo si scopre che "Tentenublo" è anche il nome aziendale e che nella parlata locale (siamo a Lanciego, Alava) questa parola onomatopeica si riferisce alle campane che in alcuni paesi del Rioja, ancora oggi, suonano con il benaugurato obiettivo (non si sa se vibrazionale o spirituale) di allontanare (o come minimo attenuare) la caduta di grandine sui raccolti. È tradizione, durante il suono di queste campane, recitare una litania: "Tente nublo, tente en ti, no te caigas, sobre mi, guarda el pan, guarda el vino, guarda los campos, que están floridos". Tutto molto poetico, tradizionale, apotropaico, coinvolgente. Ed ecco quindi che scopriamo che il personaggio "inseguitore" è una campanella e il personaggio inseguito e scacciato è un grano di grandine. Crederci o no, il tutto è molto bello. P.S.: l'ironico viticoltore si fa ritrarre, nel proprio sito internet, in una foto dove insegue il suo trattore (vero) a bordo di un trattorino giocattolo.
agricoltura trattore viti vigna spagna

La Danza delle Idee

branding markting comunicazione wine
Septette, Pinot Noir, Dancin Vineyards.

C'è poco da dire: qui c'è un'idea. Anzi, c'è molto da dire. Iniziamo con il nome dell'azienda, "Dancin", che assona con dancing, danzare. Ma di fatto questo nome deriva dai nomi propri dei due titolari: Dan e Cindy. Dan ha nonni italiani e condivide con Cincy una grande passione per il "re dei francesi". il Pinot Noir. Tutto questo si concretizza in una azienda vinicola in Oregon. Un mix formidabile di filosofie e tradizioni "sparse" per il mondo. Passiamo alle etichette e all'idea principale del design che possiamo vedere e godere in esse: una ballerina classica viene vestita con degli "slanci" di vino, degli spruzzi molto ben ripresi fotograficamente. La ballerina danza col vino. L'effetto estetico è sorprendente perché da lontano il vino sembra proprio un vestito. Facendo attenzione si scopre il "trucco", ovvero l'idea visiva. Cosa comunicano queste immagini? Eleganza, innazitutto. Qualità, dinamismo, bravura, eccellenza, equilibrio, fascino, passione... e quante altre sensazioni? Potremmo andare avanti ancora con molte parole e definizioni. Tutto in una immagine di sintesi che occupa lo spazio di una piccola etichetta. Questo accade quanto le idee "parlano", e comunicano un sacco di cose in un attimo. Analizzando i nomi dei vini scopriamo la conferma per l'attenzione verso il mondo della danza: Mélange, En Avant, Capriccio, Passé, Ballerina, Brisé, Melodia, Adagio, Tribute, Danceur, Allegro, Finale. Nulla da aggiungere, solo da osservare. Etichette che affascinano, che fissano l'attimo e che si fanno guardare e riguardare. E che si portano volentieri in tavola.
branding comunicazione marketing wine

Energia Illimitata dal Vino al Design

etichette wine winedesign labelling
Betty Rosay, Gamay, 
Domaine de l'Octavin.

La fantasia di questo produttore (è una donna, che si chiama Alice) è illimitata per quanto riguarda le etichette dei propri vini e a quanto pare anche per la varietà dei blend e delle tipologie che ad ogni annata si inventa, coltivando vitigni come Chardonnay, Savagnin, Poulsard, Trousseau, Pinot Noir, Gamay e altri ancora. Siamo nello Jura e la coltivazione è strettamente biodinamica. Dove lo "strettamente" indica, al contrario del proprio significato, una libertà d'azione molto anarchica. Vini non per tutti, a livello di gusto. Ma a quanto pare molto divertimento nel produrli e nel degustarli. Tra le svarionate etichette di questa piccola azienda (solo 5 ettari coltivati) ci ha colpito (la mente e gli occhi) quella tutta rossa, che si può vedere qui a sinistra, relativa a un Gamay che si chiama "Betty Rosay". Il colore del vino infatti è tra il rosato e l'aranciato. Ma è la figura in etichetta che colpisce di più: una specie di Betty Boop con la testa... da nano! Almeno questo ci sentiamo di interpretare. Betty Boop, come riporta Wikipedia "È la tipica flapper cioè la ragazza alla moda del periodo jazz, irriverente e maliziosamente mascolina. Porta il taglio di capelli più alla moda del periodo, corti e frangiati, indossa un vestitino succinto che lascia scoperte le spalle e la giarrettiera, e pare più che consapevole del suo sex appeal, oltre a essere fornita di una buona dose di auto-ironia". Ma è altresì probabile che il tutto si ispiri a tale Betty Rose, artista del Burlesque che si propone con abiti teatrali della prima metà dell'ottocento. Mescolando Betty Rose con Gamay, quello che esce sarebbe "Betty Rosay". In ogni caso si può parlare certamente di una auto-ironia burlesca che a quanto pare pervade la creatività nel fare sia il vino che le etichette. Con un buona parte di auto-divertimento. 

Quasi un Complimento, Detto Così...

naming branding mktg comunicazione
Stronzetta, Chardonnay Toscana Igt, TuscanFarm.

etichette winelabels marketing comunicazioneGrazie alla segnalazione della mitica, irreprensibile ed imprendibile (nel senso che non sta mai ferma un attimo) Sissi Baratella, enologo e winelover, siamo giunti a conoscenza di questa etichetta toscana dai tratti gentili e dal nome provocatorio. Il vino è uno Chardonnay che si chiama "Stronzetta", proposto ai propri clienti da un locale bolognese che si chiama La Prosciutteria. Non sappiamo se il nome e l'etichetta sono stati creati da chi ha messo in commercio il vino (tale TuscanFarm) oppure dal produttore in origine. Fatto sta che la "Stronzetta" è regolarmente arruolata per fare compagnia al Maiale, in ogni sua forma e gusto. In etichetta, sul fronte, oltre alla definizione del vitigno e della tipologia di vino, e al nome dello stesso, trionfa la fotografia d'epoca di una giovane e gaudente donna, un po' stronzetta, appunto, proprio come il vino. Almeno questo intendiamo nel cercare di comprendere le intenzioni di chi ha creato questo design. Genera simpatia, forse più tra le nuove generazioni. Lo stile però è d'antan e quindi pesca nella memoria delle foto di una volta, nella tradizione italica, nella nostra nota voglia di vivere e di ridere, che unisce tutti, da nord a sud, giovani e vecchi. Un nome che si ricorda, certamente. Un viso che non si fa dimenticare. Un'operazione rischiosa ma d'impatto.

L'Etichetta è un Vestito, Non un Pretesto

branding lettering marketing comunicazione
Pretesto, Chardonnay e Sauvignon, Ca' Boffenisio.

A volte il vino è un pretesto, a volte il pretesto va cercato in qualche altra circostanza, sta di fatto che degustare il nettare degli Dèi genera buone sensazioni e facilita le emozioni. Questo vino si chiama proprio così: "Pretesto". Parola abbastanza desueta nel conciliabolo italico. Vediamo dunque cosa riporta Treccani in proposito: "...dal latino pretextus, o praetextum (da praetexĕre: v. pretessere) "ornamento", poi figurativo "argomento ornamentale, non sostanziale". Motivazione non rispondente a completa verità che si adduce come spiegazione del proprio comportamento o del proprio operato, allo scopo di mascherarne i reali motivi.
naming packaging desgin branding brand wine
Con significato più generico, occasione o modo per ottenere un risultato". Non una parola limpida, quindi, ma abbinata a una bottiglia di vino diventa sfiziosa, presenta il proprio lato indagatorio, ingannevole se vogliamo, sicuramente intrigante. Certo l'etichetta non fa onore a tutta questa descrizione del nome: abbiamo due colori discutibili, un fuxia e un giallo ocra, che in abbinamento fanno un po' a pugni. E poi una faccia di bacco, simpatica, ridanciana, ma che a ben guardare è stata resa in etichetta con una definizione bassa e quindi risulta sgranata, non qualitativa. Si poteva fare meglio.

Nomi Banditeschi per Esaltare il Commercio

Banditone, Sangiovese con Merlot e Colorino, Cantina Campotondo.

branding marketing comunicazione winelabels
Le affinità nei nomi dei vini si possono riscontrare rapidamente con un semplice "giro" di ricerca in Google. Sono note le assonanze tra i vari Sassicaia, Lupicaia, Volpaia, Ceppaia, Ghiandaia... (c'è anche Gattaia!). In questo caso ci diverte trovare una sorta di affinità tra il Soffocone (di Vincigliata), e l'Uccellone (Bricco del) con questo Banditone. Nel senso che anche la finale "one", e la sua esagerazione, ha un ruolo vasto nella "nominazione" dei vini italiani, così come la finale "aia" di cui si parlava prima. Vediamo cosa dice il produttore di questo vino: "Il Banditone è un vino austero e introverso che si mostra a tratti, rivelando poco a poco la sua natura profonda". Quindi un bandito un po' misterioso e tenebroso. L'accezione legata al "bandito" non è positiva in generale ma può evocare anche simpatia e vicinanza, sono note in Italia le imprese del romagnolo Passator Cortese, un brigante amato dal popolo e personaggio mitizzato. Per il resto, il design di questa etichetta è ordinato, preciso, abbastanza stereotipato nel suo genere. Bella in ogni caso (genera sempre ottime percezioni) l'icona della meridiana, incastonata anche dentro a un sole raggiante come logo aziendale.

Un Pet-Nat da Pic-Nic

branding grafica marketing comunicazione
Gabry, Rosato Frizzante Igt, 
Viticoltori Lenza.

Di moda prevalentemente all'estero, la definizione "pet-nat" si riferisce a vini frizzanti lasciati rifermentare in bottiglia grazie al metodo ancestrale. Senza entrare nei dettagli si tratta di un vino molto spartano, naturale, diciamo "spontaneo". Una categoria che non piace a tutti ma ha comunque molti estimatori. Di questo vino il produttore dice: "Gabry è un vino da pic nic, beverino e divertente, un vino rosato frizzante prodotto dalla vinificazione in purezza da uve Aglianico. La rifermentazione in bottiglia è ottenuta grazie al metodo ancestrale e senza l’aggiunta di solfiti. Il risultato finale, è un rosato guizzante, fresco e succoso, caratterizzato da profumi di frutta fresca, dalla fragola al lampone". Ci è piaciuto il riferimento al pic-nic e al "rosato guizzante", e ci è piaciuto anche il simbolo aziendale, diventato logo, che propone la sagoma di un cavallo, in stile greco, dai tratti rastremati e
marketing comunicazione grafica branding
moderni ma in "collegamento" col passato. Come dovrebbe essere in generale con il vino di tutta la nostra bella Enotria, figlia di un passato Etrusco, Romano, Greco e anche oltre, ma sia pure lanciata verso una nuova avventura per quanto riguarda la qualità dei vini. Niente di speciale invece, tornando a parlare delle etichette, per quanto riguarda i nomi dei vini di questa azienda: Gabry, Donna Palmina, Valentina... (nomi e riferimenti a persone o a personaggi che risultano non particolarmente distintivi, come invece si dimostra il design delle etichette). 

Il Vino di Sting è un Casino

branding marketing comunicazione grafica
Casino delle Vie, Rosso Toscano, Il Palagio.

Etichetta creativa, funambolica, divertente, per questo rosso composto principalmente da Sangiovese con piccole quantità di Canaiolo, Colorino e Merlot. Un uomo ben vestito sta in equilibrio su una bottiglia con il solo "sforzo" di un dito. Fantastico, nel vero senso della parola. Dietro a questa azienda c'è Sting, il noto perfomer canoro, e la sua passione per la Toscana (e per il vino buono, evidentemente). Etichetta curiosa quindi, diversa dal solito, in grado di attirare l'attenzione. Per quanto riguarda il nome del vino, "Casino delle Vie", è necessario fare qualche breve considerazione. "Casino" in toscana significa piccola casa, casetta, minuto casolare, ma nell'Italia intera "casino" è tutt'altra cosa e viene riferito a confusione, talvolta a festosa sarabanda. In generale non è molto positiva, come parola. Associata a "Vie" può generare una specie di marasma viabilistico, sempre in senso negativo, che si riferisce a qualcosa che non si riesce a trovare, ad esempio quando ci si è inoltrat nelle innumerevoli stradine sterrate della Toscana centrale. Certo, questo nome può risultare anche memorabile, lo immaginiamo sintetizzato in "Casino", semplicemente, senza aggingere altro. "Cos'hai bevuto ieri sera?" - "Ha bevuto un Casino". Si scherza, anche solo per far capire le variabilità della semantica e le volubilità della lingua parlata. Non c'è dubbio però che la notorietà del produttore può superare anche queste piccole e tutto sommato divertenti incongruenze. 

La Semplicità degli Elementi della Natura

Contessa Staffa, Rosato (Montepulciano), Antica Enotria.

naming branding marketing lettering comunicazione
packaging design etichette vino winedesignInnanzitutto merita di essere citato il testo di presentazione che si trova nella home di questa azienda pugliese, eccolo nella sua interezza: "Il respiro della terra. Il suo vivere complesso e fitto. Il silenzio della terra, e la sua voce. Le stagioni della pioggia, il tempo del sole. Il respiro della terra. Ogni giorno diverso, potente o sommesso. Lo ascolti e respiri con lei, seguendo il suo ritmo, finché un giorno ti accorgi che il respiro della terra ed il tuo respiro hanno lo stesso affanno. Notte e giorno, neve e vento, lavoro e riposo, tu e la terra. Lo stesso ritmo. Capisci che vi sono concessi gli stessi giorni, le stesse ore, le stesse stagioni e che nessuno può dare di più senza pagarne le conseguenze. Improvvisamente sei consapevole che non puoi continuare a sfruttare, avvelenare, forzare perchè cio che fai alla terra lo fai a te stesso. Lo stesso destino. Ed inizia il rispetto. Il rispetto per te stesso e per la terra, per il tempo e per la vita. Il respiro torna regolare, naturalmente lento, finalmente naturale. La vigna che coltivi diventa avara, ma lo capisci: i suoi grappoli sono ora più preziosi ed il vino è ricco, come tutte le cose povere. Agricoltura Biologica, la chiamano. Per me e per mio figlio è scegliere la vita, da anni ormai. Io mi chiamo Raffaele Di Tuccio e la mia terra è la Puglia: con mio figlio Luigi e mia moglie Antonia, vi invitiamo nella nostra masseria per ascoltare il respiro della terra". Un testo poetico, un racconto emozionale, vero, sincero, che viene dal cuore dell'uomo e dal cuore della terra. E poi le etichette, semplici ma eleganti, di un'eleganza "terrena", come quella del rosato da vitigno Montepulciano, che presenta, come le altre etichette dell'azienda, un elemento della natura, ben fotografato, in questo caso i piccoli frutti del melograno. In un altro caso, Montepulciano e Uva di Troia, vino rosso, a destra, che si chiama "Senzazolfo", privo di solfiti, con i nodi dei tralci in primo piano. Una bella realtà che racconta se stessa in modo schietto e diretto. Un esempio di semplicità intelligente, creativa, costruttiva. P.S.: bello ed evocativo anche il nome aziendale "Antica Enotria".

Le Parole non Dette, e Quelle non Lette

grafica lettering marketing comunicazioneQuercetonda, Vino Nobile di Montepulciano, Le Casalte.

Siamo in Toscana, nella celebre Montepulciano, patria di quel Sangiovese che laggiù chiamano Nobile. Il cugino meno importante del Brunello, tanto per chiarire. Ma veniamo all'analisi di questa etichetta che verte quasi totalmente sul nome del vino, quella scritta in corsivo sulla sinistra, molto grande, in oro, posta in verticale, che non si può non vedere ma che si potrebbe non leggere. Infatti non solo la sua verticalità non facilità l'occhio, ma anche il tipo di scrittura e il nome stesso creano altri ostacoli. La "r" di Querce, ad esempio, difficile da intercettare, perché praticamente solo accennata. E poi il vezzo di alternare il plurale con il singolare: "querce" e "tonda", perché il nome è proprio così. Poco importa che in toscano la quercia si dice "querce" e che in latino fa "quercea", chi legge l'etichetta è un pubblico che può essere anche molto erudito ma al quale potrebbe risultare comunque strano questo salto fonetico e semantico, prendendolo magari come un errore. Il nome, per la cronaca, è proprio riferito a una quercia dalla chioma tondeggiante, che si trova nei pressi della vigna dove crescono le uve di questo vino. Etichetta essenziale e con una velleità di eleganza grazie all'oro e al fondo nero, ma i problemi di impaginazione e di leggibilità non finiscono qui, coinvolgono anche il marchio aziendale, Le Casalte, realizzato con una strana conformazione del trittico "lte" finale, e la dicitura relativa al vitigno anch'essa poco leggibile avendo utilizzato un corsivo molto graziato. Da vedere e rivedere, sia per chi vuole capire prima di comprare, sia per un eventuale ripensamento del progetto.

Rotolano Ciotoli di Normalità in Valpolicella

grafica marketing branding comunicazione
Campo Ciotoli, Valpolicella Ripasso, 
I Campi.

Spesso in questo blog abbiamo innalzato inni alla semplicità: nel design e quindi nel packaging meglio togliere che aggiungere per ottenere risultati visivi e di comunicazione eccellenti. Certo c'è modo e modo di essere semplici. In questo caso, nell'esempio in causa, possiamo parlare di "eccesso di semplicità". Ma vediamo gli elementi che compongono la grafica dell'etichetta, uno a uno. L'azienda si chiama "I Campi", nome abbastanza generico e "contadino": trasmette genuinità, agricoltura, tradizione, ma non eleva il prodotto, non lo valorizza. Il nome dell'azienda, scritto in modo semplice al punto che non si può parlare di logo, viene evidenziato da un tassello, una barra colorata, nella modalità cara ad Angelo Gaja e a molti vini piemontesi che l'hanno imitata. Sotto al nome aziendale ecco una specie di marchio, logo, simbolo, anch'esso molto semplice, esile nei tratti, che raffigura un sole sulla campagna, sui campi, appunto. Sembra un disegno infantile. I tratti si percepiscono bene, si capisce cosa vuole significare, ma non aggiunge emozione e prestigio al tutto. Quindi, in ordine dall'alto in basso, il nome del vino, "Campo Ciotoli". Si comprende che la vigna alla quale ci si riferisce è formata da molti sassi, ma anche questo, la parola "ciotoli" in sé, è tutt'altro che valorizzante, se non fosse che per gli esperti la presenza di un terreno sassoso può significare maggiore espressività delle uve e quindi del vino. Quindi le menzioni di legge, Valpolicella Ripasso Superiore, etc., molto ordinate, centrate, semplici, lineari. C'è da dire che anche per gli altri vini in gamma di questa azienda viene utilizzato il medesimo schema grafico, variando solo il colore della banda in alto (ad esempio per l'Amarone, risulta a sfondo nero), variando logicamente anche il nome del vino e le menzioni da disciplinare. In sostanza: linearità, centratura, ordine e leggibilità ci sono. Manca creatività, colpo di genio, invenzione e quindi emozione. Diciamo che si tratta di una etichetta "didattica", ma non tattica e tanto meno strategica.

Un Montefalco Biologico che Comunica Bene

branding naming grafica comunicazione marketing
Ilbio, Umbria Igt Rosso, Lungarotti.

Ha un'etichetta decisamente particolare il nuovo vino, il primo biologico, di una nota cantina umbra, Lungarotti (è un Sagrantino di Montefalco in purezza ma per regolamento non si può affermare in etichetta). Particolare anche il trattamento semantico del nome che, attraverso un piccolo trucco verbale, comunica il biologico appropriandosi di un nome che di fatto è anche registrabile: "Ilbio", tutto attaccato. Nella grafica vediamo che la "b" di questo nome è evidenziata in rosso proprio per dare maggior concretezza al significato che vuole trasmettere. Al di là del nome, furbo e funzionale, notiamo che, in un design comunque pulito e ben architettato, vengono aggiunte delle scritte in corsivo, isolate in tasselli, che comunicano una serie di informazioni molto interessanti per chi vuole capire di più su questo vino. Informazioni che vengono date nel fronte etichetta, quindi, fatto piuttosto insolito nel panorama del packaging del vino in Italia. Leggiamo, tra le altre cose, "Longevità 8-10 anni" e anche "Altitudine 450 mt s.l.m." con altre note sulla tipologia del terreno dove vengono coltivate le uve, sull'affinamento e anche sul tipo di calice da utilizzare per degustare il vino in oggetto. Sullo sfondo l'immagine è un po' stereotipata: la mappa catastale del vigneto. Ma comunque ben realizzata, con l'obiettivo di trasmettere tradizione e qualità. Il tutto, insomma, ben riuscito: il falco vicino al logo aziendale fa buona guardia allo stile generale.

Sporgenze Decorative in Alsazia

grafica cartotecnica label winedesign marketingArnaud, Riesling, Domaine de l'Oriel.

Le etichette dei vini alsaziani faticano molto a "rinnovarsi", perseguendo uno stile molto classico, datato, tradizionalista. Non è sbagliato, considerato anche che gli elementi di spicco di quella regione vinicola situata nel nord della Francia spesso sono dati dalla storicità dei luoghi e degli strumenti di lavoro. In questo caso il protagonista dell'etichetta e anche del nome aziendale è un "Oriel", tipica sporgenza architettonica che abbellisce le facciate delle case e ne fa vanto da parte delle famiglie abbienti del luogo. La parola oriel, dal francese antico, significa portico o semplicemente balcone e sembra possa derivare dal latino medievale "oriolum". Ai tempi nostri qualcuno lo chiama bow-window. E veniamo ai lati migliorabili di questa etichetta. Diciamo subito che siccome di oriel in Alsazia se ne vedono tanti, definire un'azienda come il "Domaine de l'Oriel" rischia di risultare troppo generico e quindi non caratterizzante. Per quanto riguarda il testo è inspiegabile lo spazio che si vede tra la "elle" iniziale di "l'Oriel" e l'apostrofo. Otticamente non funziona. L'unica concessione creativa di spicco di questa etichetta è la cartotecnica nella parte superiore, che evidenzia l'oriel creando una sorta di finestra ottica. Design migliorabile, vino eccelso, di un piccolo produttore specializzato in Riesling nel quasi impronunciabile paesello di Niedermorschwihr. 

Satiri Bacchici in Terra Sicula

naming branding concept marketing
Satiro Danzante, Nero d'Avola, Foraci.

bacco baccanti dionisoL'etichetta di questo vino rosso riconduce al noto Satiro Danzante ritrovato nel Canale di Sicilia nel 1998 a 500 metri di profondità. Si tratta di una statua bronzea alta due metri, prezioso esempio di arte ellenica, esposta al Museo del Satiro Danzante di Mazara del Vallo. Capelli al vento che ondeggiano al ritmo del suo ballo orgiastico, ha una dinamica che lo rende tutt'oggi emozionante. Nella mitologia greca i satiri erano una collettività di esseri che vivono per lo più nel bosco, circondati da una natura selvaggia, spesso insieme alle ninfe (dall'enciclopedia Treccani). Esiodo li definisce buoni a nulla che giocano dei tiri ai mortali e, conformemente al loro aspetto semi-animalesco, sono sensuali, aggressivi, ma anche vili. In epoca classica i satiri fanno ormai regolarmente parte del corteo bacchico... A parte il nome del vino che è proprio "Satiro Danzante" e la bella raffigurazione della scultura, l'etichetta è impaginata in modo piuttosto sommario, senza vertici di creatività per quanto riguarda il design. Diciamo pure che il Satiro svolge buona parte del lavoro di packaging e di notorientà (chiamasi anche memorabilità).

L'Eleganza del Cygno (di Terracotta)

grafica idea comunicazione marketing
Rukh, Bronner e Johanniter (PiWi), 
Nove Lune.

Ci sono diverse analisi da fare su questa bottiglia e sugli elementi che la comunicano. Innanzitutto salta all'occhio quel bollo giallo in rilievo posto al centro del design. Raffigura tre anfore stilizzate e porta il nome del vino, "Rukh", sul quale ci soffermeremo più avanti. Il mosto infatti viene lasciato a macerare sulle proprie bucce, per ben 2 mesi, dentro a grandi anfore di terracotta. Il medesimo materiale che compone il bollo rotondo applicato sul vetro della bottiglia. Per consentire ai possibili clienti di toccare con mano la porosità di questo materiale particolarmente adatto al perfezionamento del vino. Si tratta certamente di un lavoro manuale di applicazione e ancor prima anche di studio dei materiali adatti, per caratterizzare così, in modo positivo ed attenzionale, la bottiglia. Altro elemento curioso è il nome del vino, "Rukh", da ricondurre alla costellazione del Cigno come spiega Wikipedia: "Delta Cygni era conosciuta anticamente con il nome persiano di Rukh o Ruc, oppure con quello accadico di Urakhga, entrambi riferiti a un mitico uccello di enormi dimensioni e forza. I popoli mesopotamici, i persiani e gli arabi dell'antichità rappresentavano infatti la costellazione del Cigno come il Ruc in volo ad ali spiegate". E infine il logo e il nome aziendale, Nove Lune, che nelle intenzioni (bio) del produttore è da collegare a "no veleni", mutando sillabazione e un paio di lettere. Nel logo vediamo 9 lune schierate in una trama orientaleggiante, dal mistero ma anche dall'eleganza intrigante.

Un Medioevo Rivisitato e Macchiato di Giallo

grafica impaginazione comunicazione marketing
Il Mandolo, Roero Arneis, Cantina del Glicine.

packaging marketing comunicazioneEtichetta con un proprio stile, invero arcaico ma dotata di originalità. Un viticoltore medievale è intento a vendemmiare. Si tratta di un disegno "antico" di un vigneto dove i grappoli d'uva vengono evidenziati con un colore forte, il giallo. Colore utilizzato anche per il carattere di scrittura del nome del vino. Questa semplice idea contribuisce a fornire un guizzo di attenzionalità all'etichetta e a connotare come peculiare, originale, diverso dal solito il packaging design. Il nome "il Mandolo", sta a metà tra il riferimento ad uno degli aromi di questo vino (mandorla) e quello che riguarda lo strumento antico a corde, più noto nella sua versione ridotta, detto mandolino. Logicamente la forma della mandorla c'entra in ogni caso. Da far notare anche il logo aziendale che riportiamo sulla destra: dove il nome del produttore fa da corona a un bacco-giullare ridanciano e gioviale. Davvero simpatico, anche se l'elaborato dell'illustrazione non è molto definito. I tratti si confondono e di conseguenza la percezione del piccolo personaggio alticcio non è immediata, soprattutto in formati ridotti.

Lo Scheletro e la Rosa, in Posa.

grafica illustrazione winedesing comunicazioneSi Rose, Gewürztraminer e Pinot Gris, Domaine Binner.

Si tratta di un vino alsaziano e di un viticoltore un po' folle. Sicuramente creativo. Anche per quanto riguarda i vini che produce, oltre che per le etichette. Infatti "Si Rose" è un vino composto da Gewürztraminer e Pinot Gris che macera a lungo per diventare "arancione". Una tipologia di vini particolare, diciamo pure di nicchia. In etichetta vediamo immediatamente una rosa (più di una) che richiama l'aroma del Gewürztraminer e che... si trova nelle fauci di uno scheletro! Proprio così. Un'etichetta macabro-romantica. Divertente, forse. Curiosa, sicuramente. La grafica comunque è ben eseguita. Gli elementi equilibrati. E oltre alla rosa, allo scheletro e al nome del vino, nella parte inferiore leggiamo "Et si bon ma foi(e)", gioco di parole, in francese che inziando la frase dal nome dovrebbe suonare più o meno così: "È così rosa e così buona la mia fede (il mio fegato)". Visto che "foi" è fede, mentre "foie" è fegato. Notare, a quanto pare, il fegato dello scheletro, sulla sinistra, unica parte vitale rimasta... decisamente folle ma simpatica. Salvo per quelle persone che sono un po' prevenute su argomenti macabri.

Un Cin Cin per Nonno Cein

grafica markering logo marchio comunicazione
Nonno Cein, Barbera d'Asti, Az. Agr. Valle Erro (Malfatti).

Ci sono almeno un paio di osservazioni da fare su questa etichetta dallo stile arcaico, diciamo tradizionale, diciamo pure classico. La prima riguarda l'uso del marchio ove non si capisce bene se si tratta di Azienda Agricola Valle Erro (come risulta dal dominio internet e da varie intestazioni) oppure Malfatti, cognome della famiglia titolare. Questo "bisticcio" in termini di comunicazione è presente in molte aziende italiane che perdono di vista uno degli elementi più importanti della comunicazione verbale e visiva: l'univocità del logo/marchio. Viene da pensare che esistano due società, invece è una sola che si manifesta con due entità diverse. La seconda considerazione riguarda il design dell'etichetta in generale, a metà tra il tentativo di collocarsi nella schiera della modernità e la tentazione di rimanere nell'arcaico mondo vinicolo piemontese. Risulta di fatto un gioco grafico effettuato con il nome del vino, "Nonno Cein", dove le lettere sono incrociate a cruciverba e la "i" centrale viene evidenziata cromaticamente in bianco. Il resto dell'etichetta, soprattutto il blasone in alto e la cornice che circonda il tutto, propone uno stile pacato che rientra appunto in schemi molto classici. Il fondo nero e le note cromatiche rosse fanno comunque spiccare un'etichetta che potrebbe considerare un restyling organico degli elementi proposti. Per quanto riguarda il nome "Cein", in modo specifico vale citare quanto scrive l'azienda nel proprio sito: "Questo vino è dedicato al ricordo del bisnonno Montaldi Lorenzo soprannominato da tutti “Cein”, nato a Fontanile (AT) nel 1883. “Nonno Cein” ha vissuto 86 anni, conducendo una vita onesta e laboriosa, dedita al bene della sua famiglia e al prossimo. Era un grande appassionato di vini, riteneva la cantina il luogo ideale per incontrare amici e parenti, sempre in compagnia di un sano e genuino bicchiere di vino rosso". E questo è molto bello. Cin a Nonno Cein!

Profumo di Rosato in Primo Piano

illustrazione grafica etichette vino
Content, Chiaretto (Freisa), Stefano Rossotto.

Gli ultimi anni e i nuovi media ci hanno insegnato che "content" sta per contenuto. È anche una parola di moda, tanto da incoraggiare l'uso di accezioni come "content manager", "content marketing" e via così. Ma in dialetto piemontese (e anche in inglese, a ben guardare) significa "contento". Un vino che rende certamente allegri, questo chiaretto da Freisa al 100%, leggiadro e truffaldino, anche perché il suo profumo attira... ed è proprio dell'olfatto di cui si parla, attraverso una illustrazione, in etichetta. Un volto sembra odorare e gradire un aroma che, sotto forma di tracciato stilizzato, entra nel naso e arriva ai percettori del cervello (il ricciolo olfattivo è formato dalla C iniziale del nome). L'etichetta è comunque insolita e moderna per le terre piemontesi. Stile rastremato, sintesi visiva, tratti cromatici a stacco, originalità. Il fondo scuro stacca bene con il colore rosato scuro del vino, ed il gioco è fatto.

Più che un Rosato un Rossetto.

grafica illustrazione marketing pubblicitàBarùss, Rosato (Nebbiolo e Barbera), 
Elisa Pozzo.

L'ultimo nato dell'azienda agricola Pozzo non disdegna l'utilizzo del dialetto, come spesso accade soprattutto in Piemonte, per rappresentare se stesso. Il nome del vino è "Barùss", come dire "strano", "diverso", "balosso" direbbero in provincia di Como, tanto variegata è l'Italia dei dialetti locali. Strano forse perché si tratta di un rosato molto colorito che nasce da vitigni molto corposi e perché in effetti è abbastanza insolito, come tipologia, nel panorama enologico italiano. Visto il nome, consideriamo un attimo il design dell'etichetta. Moderna, diversa dal classico, impattante, "colorita" come il vino che rappresenta. Qualche miglioria potrebbe essere valutata: il nome dell'azienda, Pozzo, in alto, è grande come il nome del vino e porta via attenzione a quest'ultimo. Meglio bilanciare i "pesi" ottici. Inoltre, così formulato, potrebbe sembrare un nome consequenziale: "Pozzo Barùss", quasi che pozzo possa rivelare una caratteristica del luogo (denotando la presenza di un pozzo, appunto). I segni rossi sotto al nome sembrano tracciati da un rossetto. Li interpretiamo come arte moderna. Attirano l'attenzione ma non sono autonomi in senso di concept, percezione e storytelling. Infine, notiamo la scritta "Imbottigliato da Pozzo Elisa", dove l'inversione cognome/nome non sarebbe accettabile. L'etichetta presenta comunque elementi di spicco e si fa notare. E questo, per ora, può bastare.

Chioma Floreale, Astratta ma non Troppo

branding marketing grafica illustrazioneBadalei, Vermentino, Castello Banfi.

Attrae subito cromaticamente questa etichetta del noto produttore toscano Banfi (con attività primaria in Montalcino). Si tratta di una azienda ben strutturata che studia accuratamente il packaging della proprie linee vini. Nel caso di questo Vermentino, si nota immediatamente un profilo di donna costituito da una "macchia" floreale molto colorata, a prevalenza di verde. Il verde infatti è un cromatismo che si sta affermando nel winedesign italiano (e anche mondiale, come tendenza) per indicare vini biologici (diciamo anche naturali) ma non solo: ugualmente per la categoria vini bianchi leggeri, per vini quindi tendenzialmente estivi. La grafica in questo caso è molto semplice, domina la sagoma del busto di una donna, come già detto, in uno spazio bianco occupato solo dalla scritte legali ben ordinate e centrate, logo aziendale in oro alla base e nome del vino in verde brillante come la capsula e il tono generale dell'illustrazione. "Badalei", interpretiamo noi, dal toscano "bada" cioè guarda. E quindi un invito a guardare "lei", la donna, ad apprezzare la sua leggiadria, la sua bellezza, la sua eleganza. I fiori "scappano" dalla chioma della donna come se un colpo di vento d'estate avesse circondato il suo viso. Questa soluzione incuriosisce, introduce una nota artistica e creativa, e al tempo stesso genera dinamismo nell'immagine proposta e nella percezione attesa.

Riesling Renano (Veneto) per Davvero

grafica wine marketing brandingDavvero, Riesling Renano, Calalta.

etichette vino winelabels wine packagingI vini di questa piccola azienda vicentina con sede e vigneti ai piedi del Monte Grappa hanno nomi davvero particolari. A partire dal riesling che si chiama "Davvero". Parliamo di questo nome in quanto è di più facile interpretazione e offre anche spunti semantici. Degli altri nomi non abbiamo purtroppo notizie riguardo alla loro origine concettuale, possiamo solo riportarli come sono scritti sulle etichette: Rivatonda (Cabernet Franc), Grijer (Syrah e Grenache), Mentelibera (bel nome, evocativo, Bronner, Incrocio Manzoni e Riesling) e Monsaulente (Merlot e Cabernet Franc). Tornando all'etichetta del "Davvero", qui a sinistra (mentre a destra vediamo il logo aziendale, costituito da quelle 4 tracce nere a pennello), si tratta di un design artistico, contemporaneo, piuttosto indecifrabile, ma attenzionale grazie al fondo giallo pieno. Non sempre queste scelte di packaging legate ad atmosfere artistiche riescono a fare breccia nell'attenzione del consumatore. Certo hanno il loro particolare valore estetico, ma forse niente più. Per quanto riguarda il nome del vino, "Davvero", incuriosisce ma non solo: può immediatamente trasmettere credibilità. Tanto è "vero" che questa affermazione rafforza una percezione di onestà e genuinità. Se qualcosa è "per davvero", automaticamente si è portati ad avere più fiducia. Fiducia che deve essere logicamente confermata dalle argomentazioni del produttore e soprattutto dalla qualità del vino.