Sol, Ri, Mac, Fol e il Punt e Mes

Mac Fol, Moscato Bianco, 
Ezio Cerruti.

Questa piccola azienda, che si può definire “personal-famigliare” (solo 20 mila bottiglie/anno) con sede a Castiglione Tinella (in provincia di Cuneo) ha un solo tipo di etichetta per tutti i vini in gamma (non sono molti, attualmente 5). Si tratta di una soluzione molto grafica ideata dal fotografo e designer torinese Bob Noto, ora scomparso. Una sfera fuoriuscita dalla propria sede (d’accordo, ricorda la nota pubblicità vintage del Punt-e-Mes). Piaccia o no, molto semplice, di sicuro impatto, anacronistica e quindi travalicante tempo e spazio. Ma passiamo ai nomi, unica parte caratterizzante per le varie etichette dei vini. All’inizio il produttore si è fatto conoscere con il “Sol”, una specie di passito. Poi è passato al “Fol” che sta per follia, avendo deciso di vinificare il Moscato come vino bianco secco (in una regione dove tutti spumantizzano o realizzano un vino dolce per le torte). Di seguito è arrivato il “Ri Fol” (sempre le stesse uve ma con modalità da rifermentato) e infine quello che mostriamo nella foto in alto a sinistra, il “Mac Fol”, dove la prima parola tronca sta per “macerato”. Diciamo che il percorso creativo di questi nomi ha una sua logica, salvo il fatto che quest’ultimo, contenendo la parola “Mac” porta inevitabilmente a un mondo tecnologico di computer, grazie alla notissima serie di modelli della Apple. Si sarebbe potuto evitare, anteponendo a “Fol” qualche altra soluzione verbale. Ma così è (se vi pare): tutto sommato anche Apple ha più volte inneggiato ai folli come avanguardisti e innovatori. Prendiamola quindi come una follia creativa. E beviamoci sopra (anche perché si dice in giro che i vini di Ezio Cerruti siano molto buoni).