Un Bacio Luminescente e Sfarzoso


Bacio della Luna, Prosecco Superiore.

In questo caso “Bacio della Luna” è sia il nome del vino che quello dell’azienda che si trova a Vidor, in provincia di Treviso, e produce spumanti appartenenti alla denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. L’azienda dispone di circa 25 ettari di vigneto coltivati con attenzione alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente. La bottiglia non può passare inosservata: è decisamente scintillante. Ma non solo: il vetro è stato creato appositamente con rilievi decorativi in tutto il corpo della bottiglia e con il nome aziendale sul collo. L’etichetta vera e propria, che occupa solo una piccola parte centrale del packaging, può avvalersi di una carta dorata con inserti rifrangenti di sicuro effetto ottico. Questa soluzione va un po’ a discapito del nome del vino, in oro, che non si legge con immediatezza. Si tratta di un lampante (letteralmente) tentativo di fornire preziosità al prodotto collocandolo sicuramente (e questo rappresenta un limite) in un ambito di consumo celebrativo.

Un Riesling Secco, Dorato e Quarzato


Quarzit, Riesling, Kruger-Rumpf.

Il Riesling che si chiama “Quarzit” (qui etichettato come Quarzit Riesling Trocken) dell'azienda Kruger-Rumpf è un vino bianco di grande personalità, espressione autentica della regione vinicola tedesca della Nahe. Si tratta di un vino bianco fermo, secco (trocken) che appartiene alla categoria VDP Gutswein. Tale sigla identifica i vini “base” dei viticoltori che fanno parte dell'associazione tedesca dei produttori di qualità (VDP), pur vantando standard qualitativi molto elevati. Come suggerisce il nome del vino, le uve provengono da vigneti caratterizzati da suoli ricchi di quarzite, un elemento che conferisce al vino una spiccata mineralità e un profilo tagliente e pulito. Il packaging-design spicca letteralmente grazie all’inchiostro dorato e “bombato” con il quale è scritto il nome dell’azienda, molto in grande, in alto. In questa etichetta, infatti, viene data maggiore importanza al nome aziendale rispetto al nome del vino che viene “relegato” in basso con una scritta più piccola. L’etichetta è piacevole, molto tradizionale, classica nei particolari della grafica. Al centro troviamo uno stemma, si presume di famiglia, che sottolinea la data di fondazione del produttore: 1708. 

Un Bianco Floreale dalle Terre del Lambrusco

Biancospino, Lambrusco, Fangareggi.

Il “Biancospino” della Vitivinicola Fangareggi (azienda agricola a conduzione familiare situata a Correggio, tra Reggio Emilia e Modena) è una interpretazione “contemporanea” del Lambrusco. Questo nettare d’uva viene infatti vinificato in bianco, per la maggior parte da uve Lambrusco di Sorbara (circa l'85%), con una piccola percentuale di Lambrusco Salaminoo di uve complementari del territorio (a seconda delle annate). La buccia viene immediatamente separata dal mosto dopo la pigiatura leggera, impedendo il passaggio dei pigmenti colorati. La fermentazione avviene con lieviti indigeni e la presa di spuma segue il metodo Charmat/Martinotti in autoclave. L'etichetta del Biancospino si inserisce nello stile distintivo con cui la cantina Fangareggi cura la propria immagine di marca. Il nome "Biancospino" fa riferimento sia alla delicata fioritura della pianta selvatica, le cui note floreali si ritrovano nel profilo aromatico del vino, sia al concetto di un Lambrusco che veste abiti bianchi e leggeri. L'etichetta adotta un design creativo, ma anche molto essenziale. Gioca su toni chiari e grafiche floreali/botaniche stilizzate, rispecchiando sia la filiera produttiva artigianale sia il carattere fresco e "spensierato" della bottiglia.

Le Pietruzze del Petrizza


Petrizza, Vermentino di Gallura, Masone Mannu.


Il Petrizza di Tenuta Masone Mannu è un Vermentino di Gallura DOCG che rappresenta bene lo stile fresco, sapido e mediterraneo della Gallura. La cantina si trova a Monti, nel nord-est della Sardegna, in una zona caratterizzata da suoli di origine granitica e dall’influenza dei venti. Il Petrizza è prodotto con 100% Vermentino, proveniente da vigneti allevati a Guyot. Le uve vengono raccolte a mano, generalmente nella prima metà di settembre, e vinificate con pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata. Dopo la fermentazione rimane almeno tre mesi sulle fecce fini, seguiti da circa un mese in bottiglia prima della commercializzazione. Il nome “Petrizza” richiama il carattere pietroso/granitico del territorio in cui crescono le viti che danno vita a questo vino. La stessa Masone Mannu sottolinea che il Petrizza proviene da vigneti impiantati su “sabbie granitiche” e terreni derivati dal disfacimento del granito della Gallura, cioè alle sabbie che si formano dalla progressiva disgregazione delle rocce granitiche. Petrizza è certamente il “vino delle pietre”, ma non solo: il nome vuole evocare la terra granitica della Gallura, uno degli elementi fondamentali dell’identità di questo Vermentino.

Un Salasso Artistico Siciliano


Saignée, Syrah, Aldo Viola.

Il Saignée di Aldo Viola è un vino rosso biologico e naturale prodotto ad Alcamo, nella Sicilia occidentale. La filosofia produttiva e quella del minimo intervento, agricoltura biologica/biodinamica e vinificazioni naturali (senza lieviti selezionati né chiarifiche o filtrazioni). Il Saignée è realizzato prevalentemente da uve Syrah (spesso unite a piccole quote di altri vitigni autoctoni come il Nerello Mascalese). Il termine francese Saignée ("salasso") fa riferimento alla tecnica di sottrazione di una parte di mosto dalla vasca di macerazione per concentrare la buccia sul liquido rimanente. Le etichette dei vini di Aldo Viola sono concepite come vere e proprie opere d'arte, spesso realizzate a mano o disegnate per riflettere l'anima artigianale e il legame viscerale con la terra. L'etichetta del Saignée si distingue per uno stile grafico essenziale ma evocativo, quasi primordiale. Presenta un'illustrazione figurativa e concettuale che gioca sul tema del salasso (saignée) e del flusso di vita della vite: i tratti d'inchiostro e i contrasti cromatici rappresentano l'estrazione pura della terra e del grappolo, trasferendo sulla bottiglia la stessa materia viva e priva di sovrastrutture che si trova nel bicchiere. Le carte utilizzate hanno spesso una consistenza naturale e porosa, pensate per dare un'esperienza sensoriale completa già al tatto prima ancora stappare la bottiglia.

La Magia Dorata delle Langhe


Pietra Magica, Nebbiolo (e Barbera), Casa di E. Mirafiore.

Il vino “Pietra Magica" Langhe DOC Rosso di Casa E. di Mirafiore (storica cantina fondata a Serralunga d'Alba nel 1858 da Emanuele Alberto, Conte di Mirafiore e figlio del Re Vittorio Emanuele II) è un vino biologico a base Nebbiolo (con una piccola parte di Barbera) che unisce la struttura tipica delle Langhe alla ricerca di una bevibilità moderna. L'etichetta di questa bottiglia rispecchia lo stile distintivo, sobrio ed elegante di Casa E. di Mirafiore, unendo elementi grafici tradizionali e suggestioni storiche del territorio. Vediamo innanzitutto il nome del vino: l'ispirazione deriva da una storia del territorio di Serralunga d'Alba, dove alla base di quella che oggi è chiamata Vigna Magica si trovano sei pietre antiche scolpite con figure umane. Secondo le leggende popolari e i racconti contadini delle Langhe (famosi anche nelle opere di Cesare Pavese), queste figure antropomorfe fungevano da "sentinelle" o talismani protettivi contro gli spiriti e le masche (le streghe della tradizione piemontese) per proteggere la vendemmia. La grafica riprende l'impostazione vintage tipica delle collezioni narrative di Mirafiore. Presenta uno sfondo di carta texturizzata di colore chiaro con caratteri tipografici che richiamano i documenti d'epoca e i registri ottocenteschi della cantina.

La Suadente Brezza del Garda


Sùere, Lugana Riserva, CàMaiol.

Il Lugana Sùere (con l’accento sulla ù) è stato presentato da Cà Maiol con l’annata 2021, nel novembre 2024, come nuova Lugana DOC Riserva. E il nome è stato scelto proprio in riferimento al territorio. Secondo la stessa Cà Maiol, “Sùere” nel dialetto locale bresciano indica la brezza del mattino. Il riferimento è quindi alle brezze del Garda che caratterizzano il microclima della zona e che contribuiscono alla maturazione delle uve. La scelta del nome ha però anche un significato più evocativo. La cantina spiega che la brezza del mattinorichiama il momento dell’alba, quando il territorio si risveglia, ma anche una sensazione di pace e meditazione, la freschezza del vino e, in senso metaforico, la sua capacità di rivelarsi gradualmente, sorso dopo sorso. È particolarmente coerente con il modo in cui Cà Maiol presenta il vino: sulla scheda ufficiale, infatti, il Sùere è descritto proprio attraverso il rapporto fra argille, marne, mineralità, sole e venti del Garda. La cantina lo considera il Lugana più “concettuale” della propria gamma bianca. La cosa interessante è che non si tratta di un antico nome del vino: Sùere è una denominazione relativamente recente. Il debutto commerciale è avvenuto con la Riserva 2021 e Cà Maiol ha costruito il nome appositamente per sottolineare il legame fra il vino e il microclima gardesano. La scelta è piuttosto raffinata: non descrive direttamente l’uva o il vino, ma uno degli elementi naturali che definiscono il luogo in cui nasce.

Gorgo Più, Gorgo Meno


Kheirè, Grillo, Gorghi Tondi.

Kheirè è un vino bianco prodotto con il vitigno Grillo in purezza coltivato in regime di agricoltura biologica su terreni calcarei e sabbiosi a brevissima distanza dal mare. E’ uno dei vini bianchi più rappresentativi della Tenuta Gorghi Tondi, cantina situata ad Agro di Mazara del Vallo (Trapani), all'interno della Riserva Naturale Integrale Lago Preola e Gorghi Tondi. Il nome dell’azienda deriva proprio dalla conformazione della Riserva Naturale (istituita nel 1998 e gestita direttamente dal WWF Italia): i “gorghi” sono tre piccoli specchi d'acqua tondeggianti alimentati dalla falda acquifera. Il nome del vino, “Kheirè", deriva dal greco antico e significa "Benvenuto" o "Rallegrati", un omaggio alla storia magnogreca della Sicilia e all'ospitalità della terra. I gorghi tondi riportati in etichetta sono invece 4 (che a quanto sembra citano le 4 generazioni della famiglia fondatrice) rappresentati da dei dischi colorati attorniati da onde liquide generate dallo spessore della carta. Etichetta elegante, ordinata, stilosa, firmata dai titolari. Tutto bene (tranne l’enigma su quanti devono/dovrebbero essere i gorghi).

Un Lugana che Vuol Fare il Prezioso


40, Lugana Brut, Bulgarini.

Il Lugana Brut (Metodo Classico) della cantina Bulgarini (con sede a Pozzolengo in provincia di Brescia) è un vino spumante che valorizza la spiccata acidità e la sapidità tipiche dell'uva Turbiana (nome “tecnico” del Lugana). In evidenza, in etichetta, il numero 40, a significare i lunghi mesi durante i quali queste bollicine vengono lasciate sui propri lieviti, a maturare fini sentori organolettici. Ma parliamo in modo più approfondito del packaging: si tratta di una scelta grafica che vuole imitare il mondo degli Champagne o comunque di quei Metodo Classico che vogliono fregiarsi di una nobiltà produttiva da grande spumante. Lo stratagemma riesce bene: lo stemma in alto con la data di fondazione (1930), i caratteri di scrittura, il tipo di carta scelto per l’etichetta (la sua forma rettangolare e sfrangiata), il grande riferimento ai mesi di lavorazione, tutto converge verso una comunicazione di spessore e di valore. Certo che il vitigno in questione non è tra i più noti e blasonati, ma a livello di qualità e quindi di gusto si difende molto bene alla prova dell’assaggio. Con costi molto inferiori a uno Champagne o a un Franciacorta.

Un Sassella “Esotico” sulle Sponde Retiche


Vigna Mossino, Sassella Superiore (Chiavennasca), Alfio Mozzi.

Il vino rosso “Vigna Mossino” è una delle espressioni più autentiche e territoriali della viticoltura eroica della Valtellina. Alfio Mozzi, vignaiolo artigiano con base a Castione Andevenno, lavora appezzamenti di piccole dimensioni caratterizzati da pendenze estreme con una conduzione quasi interamente manuale. In questo caso specifico stiamo parlando di uno degli ancora rari casi di “zonazione” della Valtellina: il nome di questo Sassella infatti fa riferimento a un vigneto “cru” situato sui versanti solatii della sponda retica. La vigna sorge su pendenze accentuate, tra i 350 e i 550 metri s.l.m., beneficiando di un'esposizione ottimale a sud/sud-est che garantisce un'eccellente insolazione durante tutto l'arco della giornata. L'estensione di Vigna Mossino è meno di 1 ettaro (circa 0,5/0,8 ettari), il che rende una produzione estremamente limitata e di stampo squisitamente artigianale. Per le sue etichette Alfio Mozzi ha scelto di rappresentare il fico d’india come simbolo dell’opulente vegetazione che, anche in inverno, domina i terrazzamenti valtellinesi esposti a sud. Per questo vino l’etichetta vede come protagonista il fiore del fico d’india (opuntia ficus-indica) che generalmente è giallo brillante o giallo-arancio (in alcune varietà può essere bianco, aranciato o rosso-porpora). Compare in primavera o all’inizio dell’estate, sul margine delle pale adulte. Bello il colpo d’occhio cromatico e lo stacco tra il blu-notte del fondo dell’etichetta e il giallo del fiore che sbuca da sinistra. Da notare anche la sintesi visiva del piccolo logo posto poco sopra al nome del produttore: in un cerchio bianco viene iscritto, con austera efficacia, un grappolo d’uva stilizzato.

La Traccia Gialla di uno Champagne in Bianco


L’Extravertie, Blanc de Blancs, Pertois-Lebrun.

La cuvée "L’Extravertie" è uno Champagne Blanc de Blancs Extra Brut prodotto dalla maison Pertois-Lebrun situata a Cramant, nel cuore della prestigiosa Côte des Blancs. Le uve che partecipano alla produzione di questo Champagne provengono da 7 comuni (è un mosaico enologico di 5 Grand Cru tra cui Cramant, Chouilly, Oger, Le Mesnil-sur-Oger, Oiry e 2 Premier Cru come Cuis e Villeneuve). Il nome “L’Extravertie” (l'estroversa) nasce dalla personalità stessa di questa cuvée. I fratelli Antoine e Clément Bouret, alla guida dell’azienda, l’hanno battezzato così perché è una cuvée espressiva, aperta, vivace e subito comunicativa. Non è un vino timido né chiuso: fin dal primo sorso si concede con generosità, esaltando la freschezza e la mineralità tipiche del territorio. Cosa dire della grafica in etichetta? Sicuramente estrema, con quella traccia gialla, di sintesi, al centro: una pennellata fulminea, che vorrebbe rappresentare il vitigno bianco, il solco della vigna, la traccia del vignaiolo e chissà cos’altro. Poco leggibile, anche se espresso con un carattere di scrittura originale, il nome del vino.

Una Coccinella Toscana che Parla Inglese


Chill Ya Jolo, Ciliegiolo, Badia a Coltibuono.

Chill Ya Jolo è un vino rosso prodotto dalla celebre cantina toscana Badia a Coltibuono (storica realtà posizionata nel Chianti Classico). Il nome è un gioco di parole ironico, in inglese, tra il vitigno Ciliegiolo e l'invito a essere “chill" (raffreddare il vino e rilassarsi, richiamando la filosofia "YOLO: You Only Live Once"). Si tratta di un'interpretazione moderna e pop di una varietà autoctona toscana tradizionalmente usata in assemblaggio col Sangiovese. La particolarità di questo vino sta nel consumo: nasce per essere servito fresco di frigorifero o da secchiello del ghiaccio, a una temperatura di 10-12°. Nome del vino davvero coraggioso, oltre che molto creativo. Così come originale risulta la grafica dell’etichetta: una coccinella molto presente, al centro del packaging, apre le sue ali mostrando il nome del vino. Con lo sguardo un po’ allucinato siamo convinti che possa portare fortuna e anche un senso di quella purezza e genuinità molto di moda in questi tempi: la presenza di coccinelle in vigna viene interpretata come un segno benefico che allude all’assenza di trattamenti chimici per i tralci e le uve.

Le Sabbie Dorate di una Gallura Preziosa


Renadoro, Vermentino di Gallura, Vigneti Zanatta.

La preziosità di questo Vermentino sardo risiede certo nelle sue volte aromatiche, nel suo colore carico, nel prestigio della zona vinicola premiata con la DOCG, nel prodotto in sé, insomma. Ma anche nella veste che il produttore ha deciso di adottare. L’etichetta, dunque. Uso equilibrato dell’inchiostro dorato, innanzitutto, che incornicia, nella parte centrale, la riproduzione di un’opera pittorica. E in basso, fornendo preziosità al nome dell’azienda, insieme a un carattere graziato. Un packaging che dà la precedenza alla trasparenza, lasciando ampio spazio al solo vetro chiaro, a tutto vantaggio della naturalezza del colore del vino, dorato anch’esso. L’opera d’arte viene subito in evidenza, riquadrata al centro. Non di meno, con eleganza, alla base troviamo un tassello nero che evidenzia anche la denominazione, come detto sopra, di prestigio. E il nome del vino? Rapido, validante, creativo, laddove un neologismo pone insieme l’antica (e un anche un poco dialettale) forma verbale di sabbia, ovvero arena, con la sinergica citazione dell’oro, qui intesa come colorazione magica di un calar del sole non così immaginario. L’operazione di comunicazione riesce, quindi, nell’intento di fornire collocazione, tradizione, valori, sensazioni e sentori che si rispecchieranno poi nella fruizione del prodotto. Nel calice, a tavola, magari proprio al tramonto, sul mare, su bocche conviviali davanti alle Bocche di Bonifacio.

Venti di Mare, per un Soffio Spettacolare


Tre Venti, Syrah, Cantine Birgi.

Vino rosso siciliano da vitigno 100 Syrah delle Cantine Birgi: giovane, immediato ed espressivo (dicono in rete). Si chiama “Tre Venti”. La cantina infatti, che si trova nel territorio di Marsala (Trapani), coltiva le proprie vigne in un'area baciata dal mare e caratterizzata da venti costieri che danno il nome a questa linea di vini. I tre venti sono: il Maestrale, vento predominante della zona, specialmente nella bella stagione. Soffia da nord-ovest ed è spesso rinforzato da un regime estivo di brezza termica, rendendo l'area una meta rinomata per il kitesurf. Lo Scirocco (da Sud-Est), proveniente dal deserto africano, spira con forza soprattutto in primavera e autunno. Porta aria molto calda, secca e polveri desertiche, generando mareggiate sulle coste più esposte. E il Libeccio, vento di mare soffiato da sud-ovest, tipico delle perturbazioni atlantiche e invernali, che porta mare molto mosso e precipitazioni lungo tutta la costa marsalese. L’etichetta, elementi grafici: fondo grigio “canna di fucile” che dà eleganza, un “soffione” che fa sognare con i suoi semi portati dal vento, nome del vino in corsivo (poco leggibile) in giallo oro. Enigmatico, in alto, il logo che accompagna il nome del produttore. Molto probabilmente si tratta del perimetro della Sicilia, molto di sintesi. Forse troppo.

Nerello il Vitigno, Nera la Terra. Ma l’Etna è Rosso


Vulcanera, Nerello Mascalese e Cappuccio, Camporè.

Prodotto dalla cantina Camporè, questo vino punta a valorizzare i singoli micro-terroir etnei, dove l'escursione termica tra il giorno e la notte permette una maturazione lenta e aromatica delle uve. Il Vulcanera Etna DOC Rosso è un'espressione affascinante e territoriale dell'enologia siciliana, legata a doppio filo con la viticoltura eroica che caratterizza le pendici del vulcano attivo più alto d'Europa. Nasce sul versante sud-est dell'Etna, un'area fortemente influenzata dalle sciare vulcaniche e dalle brezze marine. L'assemblaggio vede protagonista assoluto il Nerello Mascalese (in larga maggioranza) affiancato da una piccola percentuale di Nerello Cappuccio, che dona colore e morbidezza. Il suolo è composto da sabbie vulcaniche, lapilli e rocce basaltiche disgregate. Questo terreno unico regala al vino una mineralità spiccata, quasi salina, e un finale sapido inconfondibile. Bello foneticamete il nome del vino. Ed è anche evocativo: c’è il vulcano, più volte rappresentato anche graficamente in etichetta, è c’è il nero di quelle terre, la parte magmatica, così caratterizzante sia per lo scenario vitigeno che per quello organolettico. Bello ed evocativo anche il nome del produttore: “Camporè”. Fa un po’ camporella, ma anche e soprattutto “il campo del Re”.

Tutto il Mondo (o Quasi) Conosce Joe


Joe’s, Friuli Rosso, Azienda Agricola Bastianich.

La storia personale e famigliare di Joe Bastianich è sufficiente per delineare una specie di auto-testimonianza (il testimonial di se stesso, insomma) da giocarsi anche nel mondo del vino. L’azienda, fondata con la madre nel 1997, propone tra gli altri, un vino “base”, Friuli Doc, sia rosso che bianco. Qui raffigurato il rosso, principalmente prodotto con uve Refosco dal Peduncolo Rosso e Merlot. Un ritorno alle origini per la famiglia Bastianich, dopo le ampie esperienze di successo, nella ristorazione, in molte zone degli Stati Uniti e non solo. Vino dunque, di prezzo molto accessibile, con il noto nome di battesimo di Joe a campeggiare a tutto spazio sull’etichetta. E lo fa in modo tecnicamente originale, lasciando la “J” iniziale nello spazio vuoto sul vetro della bottiglia. In realtà l’etichetta è un’unica pellicola, trasparente si erge sagomata la “J” in oggetto. L’effetto è moderno, impattante, memorabile. A una prima occhiata però l’0cchio è portato a leggere “oe’s” e solo in un secondo momento ci si accorge della presenta della grande “J”. Ma è solo un attimo. Per il resto in basso a destra leggiamo il noto cognome e a metà sulla sinistra le diciture di legge. Il lavoro di marketing è già fatto. Compiuto. E i programmi televisivi aiutano.

Tradizioni Siciliane con Eleganza e Lucidità


Cardilla, Catarratto (Lucido), Cantine Pellegrino 1880.

Il biotipo “Lucido” del Catarratto è una antica e versatile uva autoctona siciliana. Si tratta di una varietà storicamente selezionata per avere grappoli più spargoli e una maggiore concentrazione aromatica ed eleganza rispetto al Catarratto Comune. Il Catarratto è uno dei vitigni più antichi della Sicilia. Per decenni utilizzato prevalentemente per la produzione della base del Marsala o da taglio, il Catarratto è stato pienamente rivalutato dalle cantine locali in chiave moderna, dimostrando una spiccata attitudine a produrre bianchi freschi, sapidi e di grande bevibilità. Cantine Pellegrino, storica realtà fondata a Marsala nel 1880, produce la linea Cardilla per raccontare la quotidianità di quei luoghi: in alcune aree del trapanese e del palermitano, la “cardilla”, per assonanza, viene associata alla cartedda (o castedda), ossia la tipica cesta di canne intrecciate utilizzata nei vigneti per la vendemmia. Nel contesto del vino delle Cantine Pellegrino, il nome fa riferimento proprio alla dimensione rurale e contadina della Sicilia, evocando i cesti della tradizione agricola. L’etichetta nel suo complesso è lineare, pulita, chiara nell’esposizione degli elementi che la compongono. La grafica è equilibrata e ordinata. Il nome del vitigno in verde segnala tipicamente un vino bianco. Il logo del produttore, alla base, mette in grande evidenza la data di fondazione come elemento orgogliosamente distintivo.

Un Vino Crudele ma Simpatico


Cruel, Terre Lariane Rosso, Tenuta di Valcurone,

Il rilancio della viticoltura eroica nelle colline lecchesi e comasche avviene attraverso vitigni internazionali come il Syrah, il Cabernet e il Merlot. La tradizione di quei luoghi infatti non prevede vitigni autoctoni adatti al terroir e viceversa. Questo “Terre Lariane Rosso” (che nasce da uve coltivate in Brianza, a Montevecchia) si presenta in una veste (esteriore) molto moderna, con un’etichetta che non sembrerebbe nemmeno adatta a una bottiglia di vino. E invece riesce a conquistare l’occhio con simpatia. Con questa scrittura in corsivo “pennellato” che pone in primo piano il nome del vino “Cruel” e la sua spiegazione, a tutto spazio. L’etichetta dice che “…è il nome con il quale il contadino usava indicare il suo  miglior vino”. Curiosa traslitterazione, considerato che questo nome assomiglia molto, per fonetica, a “crudele” che non è propriamente un aggettivo molto positivo. Rispettiamo i dialetti e i modi di dire delle varie micro-regioni italiane e procediamo con l’analisi dell’etichetta. Leggiamo anche “invecchiato in barrique perché ciò che vale merita un’attesa” e quindi in questo caso la menzione è valorizzante e cerca di bilanciare un po’ l’aspetto quasi scherzoso del packaging. Nel complesso si tratta di una proposta giovane, spigliata, che cede a qualche compromesso commerciale ma che conquista con allegria. Da notare la scritta del nome in azzurro-cielo, non un colore classico e quindi ancora poco utilizzato per le etichette dei vini.

Un Vino Rosso Fresco e Sobrio


Fresco di Masi, Corvina e Merlot, Masi.

La cantina Masi Agricola è nota soprattutto per i grandi classici della Valpolicella. Su tutti l’Amarone. Il rosso “Fresco di Masi” rappresenta una svolta nella direzione della contemporaneità e della sostenibilià. È un vino biologico certificato. Le uve vengono raccolte esclusivamente nelle ore più fresche della giornata per preservarne gli aromi aromatici primari. Viene fermentato utilizzando solo lieviti selvaggi (indigeni), non compie alcun passaggio in legno (affina solo in acciaio per mantenere intatta la freschezza) e non viene filtrato prima dell'imbottigliamento. È un blend composto principalmente dall'autoctona Corvina e dal vitigno internazionale Merlot. La gradazione alcolica, 9.5%, viene ottenuta senza subire processi artificiali di dealcolizzazione. Particolare l’etichetta: nell’egida del classico profilo di Masi (stiamo parlando del profilo dell’etichetta), il colore è quasi fucsia, molto attenzionale, il nome originale, l’enfasi tutta sul basso tenore alcolico. Il suo limite risiede nella difficile lettura del numero in questione, che per conseguenze meramente grafiche può essere preso per un 95 invece che per 9,5, rischiando di generare equivoci con altri prodotti che commercializzano alcool puro (cioè il contrario di quanto si vuole sostenere).

Un Vitigno Carico Come un Asino (Anche di Sapore)


Legàmi, Susumaniello Rosato, Frisino.

Questo vino si chiama “Legàmi" (con l’accento sulla “a”) e vuole evocare il profondo legame dell'azienda Frisino con la propria terra d'origine e con le radici familiari. Il vitigno, tipicamente pugliese (l’azienda si trova a Palagiano, in provincia di Taranto), è il Susumaniello (in questo caso lavorato in rosa). Si tratta di un antico vitigno, storicamente diffuso soprattutto nell'area di Brindisi. Il suo nome deriva probabilmente da "somarello" (insomma, il "ciuccio"), perché in gioventù la pianta è incredibilmente produttiva e i tralci di vite sono "carichi come un asino". Nel tempo la produzione è calata drasticamente, sia per l’abbandono di questo vitigno, sia per una volontaria riduzione delle rese in favore della qualità. Oggi il Susumaniello dà vita a rossi strutturati e, come in questo caso, anche a rosati straordinariamente freschi, profumati e di grande personalità. La grafica in etichetta è davvero particolare e si fa notare subito a scaffale. Una illustrazione, molto colorata e molto fantasiosa, rappresenta il volto di una donna, dove si possono notare: un rossetto molto incisivo, un neo e soprattutto una sorta di vegetazione (con un uccellino al centro) come se fosse un allegro cappellino. Anche il colore di fondo dell’etichetta è insolito: un verde pastello che si intona molto con il rosa salmone del vino. Un packaging da notare perché sa farsi notare.