La Magia Dorata delle Langhe
La Suadente Brezza del Garda
Gorgo Più, Gorgo Meno
Un Lugana che Vuol Fare il Prezioso
Un Sassella “Esotico” sulle Sponde Retiche
La Traccia Gialla di uno Champagne in Bianco
Una Coccinella Toscana che Parla Inglese
Le Sabbie Dorate di una Gallura Preziosa
Renadoro, Vermentino di Gallura, Vigneti Zanatta.
La preziosità di questo Vermentino sardo risiede certo nelle sue volte aromatiche, nel suo colore carico, nel prestigio della zona vinicola premiata con la DOCG, nel prodotto in sé, insomma. Ma anche nella veste che il produttore ha deciso di adottare. L’etichetta, dunque. Uso equilibrato dell’inchiostro dorato, innanzitutto, che incornicia, nella parte centrale, la riproduzione di un’opera pittorica. E in basso, fornendo preziosità al nome dell’azienda, insieme a un carattere graziato. Un packaging che dà la precedenza alla trasparenza, lasciando ampio spazio al solo vetro chiaro, a tutto vantaggio della naturalezza del colore del vino, dorato anch’esso. L’opera d’arte viene subito in evidenza, riquadrata al centro. Non di meno, con eleganza, alla base troviamo un tassello nero che evidenzia anche la denominazione, come detto sopra, di prestigio. E il nome del vino? Rapido, validante, creativo, laddove un neologismo pone insieme l’antica (e un anche un poco dialettale) forma verbale di sabbia, ovvero arena, con la sinergica citazione dell’oro, qui intesa come colorazione magica di un calar del sole non così immaginario. L’operazione di comunicazione riesce, quindi, nell’intento di fornire collocazione, tradizione, valori, sensazioni e sentori che si rispecchieranno poi nella fruizione del prodotto. Nel calice, a tavola, magari proprio al tramonto, sul mare, su bocche conviviali davanti alle Bocche di Bonifacio.
Venti di Mare, per un Soffio Spettacolare
Nerello il Vitigno, Nera la Terra. Ma l’Etna è Rosso
Tutto il Mondo (o Quasi) Conosce Joe
Joe’s, Friuli Rosso, Azienda Agricola Bastianich.
La storia personale e famigliare di Joe Bastianich è sufficiente per delineare una specie di auto-testimonianza (il testimonial di se stesso, insomma) da giocarsi anche nel mondo del vino. L’azienda, fondata con la madre nel 1997, propone tra gli altri, un vino “base”, Friuli Doc, sia rosso che bianco. Qui raffigurato il rosso, principalmente prodotto con uve Refosco dal Peduncolo Rosso e Merlot. Un ritorno alle origini per la famiglia Bastianich, dopo le ampie esperienze di successo, nella ristorazione, in molte zone degli Stati Uniti e non solo. Vino dunque, di prezzo molto accessibile, con il noto nome di battesimo di Joe a campeggiare a tutto spazio sull’etichetta. E lo fa in modo tecnicamente originale, lasciando la “J” iniziale nello spazio vuoto sul vetro della bottiglia. In realtà l’etichetta è un’unica pellicola, trasparente si erge sagomata la “J” in oggetto. L’effetto è moderno, impattante, memorabile. A una prima occhiata però l’0cchio è portato a leggere “oe’s” e solo in un secondo momento ci si accorge della presenta della grande “J”. Ma è solo un attimo. Per il resto in basso a destra leggiamo il noto cognome e a metà sulla sinistra le diciture di legge. Il lavoro di marketing è già fatto. Compiuto. E i programmi televisivi aiutano.


















